Villino Cimarosa, De Angelis boccia la vendita

20 Agosto 2021

L’ex sindaco: «Così si offende la città, per il restauro c’è la convenzione con la Fondazione Carispaq»

AVEZZANO. «La vendita all’asta del villino Cimarosa di Avezzano è una decisione gravissima. Il progetto di riqualificazione a carico della Fondazione Caripasq è pronto, perché invece di sottoscriverlo si vuole privare la città di un bene storico?».
Ad affermarlo è l’ex sindaco Gabriele De Angelis, intervenuto a gamba tesa all’indomani dell’annuncio, da parte dell’amministrazione comunale.
L’edificio a tre piani, sempre più deteriorato, che sorge lungo via don Minzoni (Borgo Pineta), rappresenta un pezzo di storia dolorosa della Prima guerra mondiale, quando nella zona nord di Avezzano c’era il campo di concentramento dei prigionieri austro-ungarici. Negli anni il villino è stato lasciato all’abbandono. Da almeno un decennio si fanno ipotesi sul suo recupero.
«Vendere il villino Cimarosa», prosegue De Angelis, «offende il prestigio della città di Avezzano e sottrae ai cittadini un bene di altissima valenza storica. Nel 2019 proposi alla Fondazione Carispaq, che accettó, di farsi carico del progetto di riqualificazione dell’immobile mediante un intervento di restauro interamente a carico della Fondazione con l’edificio che sarebbe rimasto di proprietà del Comune di Avezzano, come è giusto che sia. La convenzione stilata aveva ottenuto l’ok degli Uffici tecnici dell’Ente e l’approvazione dei dirigenti ed era pronta per essere solo sottoscritta di lì a pochi giorni, poi l’operazione è stata bloccata dal commissariamento e da allora mai ripresa. Insomma», aggiunge l’ex sindaco, «tutti sanno che esiste una convenzione già pronta ed anche oggi basterebbe solo firmarla. Perché adesso l’amministrazione Di Pangrazio vuole vendere l’immobile invece di sottoscrivere la convenzione e restituire al giusto decoro un simbolo della storia di questa città senza costi a carico dei cittadini? Quale convenienza trae a spossessarsi di un edificio di altissimo e riconosciuto valore storico e a vantaggio di chi? Sicuramente non degli avezzanesi che hanno già atteso troppo la riqualificazione di un bene storico e che ora ne saranno privati per sempre. Dunque una doppia beffa», conclude De Angelis, «prima con il blocco del restauro del bene dopo la caduta dell’amministrazione e ora con il tentativo di sottrarlo per sempre alla città di Avezzano».
«Non avendo la disponibilità economica» necessaria per realizzare un intervento di restauro conservativo, e al fine di evitare la perdita del prezioso manufatto, il Comune di Avezzano ha fatto sapere di «aver chiesto alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per l’Abruzzo il rinnovo dell’autorizzazione all’alienazione del bene vincolato necessario per dare il via alle procedure nell’intento di coinvolgere nel restauro Fondazioni, Onlus o soggetti privati attraverso un’asta pubblica». (f.d.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.