Villino Cimarosa luogo di cultura: ci sarà un auditorium da 70 posti

6 Agosto 2022

La Fondazione Carispaq l’ha preso all’asta per 230mila euro, ora svela il piano di restauro e rilancio  Il presidente Taglieri: «Diventerà un punto di riferimento di associazioni ed enti del terzo settore»

AVEZZANO. Un auditorium di 70 posti e aule polifunzionali per mostre, presentazioni di libri e altre attività culturali. Nuova vita del Villino Cimarosa nel piano della Fondazione Carispaq che ha acquistato il bene all’asta per 230mila euro. Una svolta, dopo anni di polemiche, per lo stato di degrado in cui si trova una delle pochissime testimonianze storiche della città rinata dopo il terremoto del 13 gennaio 1915. «Una volta completati gli atti propedeutici per la cessione», spiega al Centro il presidente della Fondazione Carispaq, Domenico Taglieri, «subito dopo le ferie estive procederemo con l’atto pubblico di compravendita, una procedura particolare essendo il Villino Cimarosa un bene storico».
LA STORIA
Edificato nel 1916 come sede del magazzino-ufficio del Genio militare accanto al più grande campo di concentramento dell’Italia centrale riservato ai prigionieri austro-ungarici della Prima guerra mondiale, nel 1993, ormai in stato di degrado, fu sottoposto a tutela e vincolato dalla Soprintendenza abruzzese, mentre dal 2007 gode dello status di “particolare pregio” riconosciuto dal ministero per i Beni culturali. Nel settembre del 1920, dopo la fine del conflitto e in seguito allo smantellamento di una buona parte del campo, l’onorevole Camillo Corradini ottenne l’assegnazione gratuita dell’edificio in favore del municipio di Avezzano. Il villino, dopo un intervento di adeguamento architettonico in stile Liberty, dal 1922 al 1938 venne utilizzato come asilo che fu intitolato al Sacro Cuore. Durante la Seconda guerra mondiale la città divenne un luogo di transito dei nazisti in quanto il generale tedesco Albert Kesselring fece stabilire il proprio quartier generale nei pressi del vicino castello di Albe. Il villino fu un punto di riferimento delle SS già a partire dal 1942. Al termine della guerra la struttura ospitò l’asilo e la scuola dell’infanzia Don Bosco. Nel 1955 risultò invece già in stato di abbandono, tanto che venne occupata abusivamente.
LA VENDITA
L’alienazione dello storico edificio di proprietà del Comune di Avezzano è stata autorizzata dal ministero della Cultura, previa istruttoria della Soprintendenza e parere favorevole della commissione regionale per il Patrimonio culturale dell’Abruzzo con le seguenti prescrizioni: «Il bene verrà tutelato attraverso un riuso che non ne comprometta la testimonianza storica e architettonica; dovrà essere mantenuto in condizioni di decoro attraverso interventi di manutenzione, restauro e risanamento conservativo mirati alla conservazione degli elementi di pregio; non potrà essere destinato ad altri usi suscettibili di arrecare pregiudizio alla fruizione pubblica o comunque non compatibili con il carattere storico artistico del bene».
L’AREA ESTERNA
«Sarà un centro polifunzionale sede della Fondazione e punto di riferimento per le associazioni e gli enti del terzo settore», prosegue Taglieri, «in accordo con il Comune stiamo valutando anche come valorizzare l’area circostante per realizzare una zona verde con dei parcheggi. Subito dopo l’atto pubblico presenteremo il nostro progetto al Comune e alla Soprintendenza». Lo scopo dell’amministrazione era proprio quello di coinvolgere nel restauro conservativo fondazioni, onlus o privati, riqualificando un bene di pregio, da anni in pessimo stato di conservazione e spesso bivacco di senza tetto, e l’area circostante in cui sorgono una scuola e la chiesa della Madonna del Passo. Nell’avviso pubblico di vendita è stato specificato che «l’immobile avrà destinazione d’uso compatibile per utilizzazioni a fini culturali e sociali». La Fondazione presieduta da Taglieri è stata l’unica a rispondere all’avviso. Votata qualche mese fa in consiglio comunale, l’alienazione del bene aveva, però, innescato un’aspra polemica politica.
COM’è FATTO
Il Villino Cimarosa si compone di tre piani collegati da scale a chiocciola: il seminterrato (78 metri quadrati), il piano rialzato (230 mq) e il primo piano (circa 190 mq). La pertinenza totale, incluse le aree esterne, supera gli 850 mq. Venne realizzato con le tecniche antisismiche dell’epoca, utilizzando dei mattoni incastrati nei conci dei pilastri prefabbricati, realizzati con il cemento e i tondini di ferro.
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