È il giorno del premio Borsellino «Un dovere coltivare la memoria»

Il presidente del tribunale Angelo Bozza lancia un messaggio ai giovani: «Legalità nelle piccole cose Fate attenzione agli affari della mafia. Denunciate gli abusi e fidatevi sempre delle forze dell’ordine»
PESCARA. Non chiedere favori; impegnarsi per far valere i propri diritti; denunciare quello che si sa. «La legalità comincia dalle piccole cose», dice il presidente del tribunale Angelo Bozza.
Oggi anche a Pescara si celebra la Giornata della Memoria in ricordo delle vittime delle mafie: lei, a capo di un presidio della legalità sul territorio, cosa sente in questo giorno?
«Ripenso a Giovanni Falcone, l’ho conosciuto e lo apprezzavo: facevamo parte dello stesso gruppo del Movimento per la giustizia nell’Associazione nazionale magistrati e ci siamo incontrati più volte ed è venuto anche a Chieti. Era una persona, oltre che di un livello culturale elevato, di una gentilezza e di una cortesia d’animo uniche: uno così non era facile da trovare. Dopo la strage di Capaci, se da una parte è stato più difficile lavorare per noi, dall’altra siamo stati anche spronati a dare di più. Il ricordo è fondamentale: non bisogna perdere mai il vizio della memoria. Ed è necessario riflettere sia nei giorni dedicati che in tutti gli altri perché questo ci spinge a essere migliori e a non cadere nelle tentazioni della malavita».
Quanto valore hanno per i giovani testimonianze come quella di Giuseppe Costanza, sopravvissuto alla strage di Capaci?
«Un messaggio di grande importanza; come i resti dell’auto distrutta dalle bombe che vengono portati in giro per l’Italia dalla polizia di Stato con la vedova di Antonio Montinaro. Queste testimonianze restano nell’anima, soprattutto dei giovani».
Conoscere il passato è un antidoto alla malavita?
«La conoscenza rappresenta un invito a riflettere per evitare i rischi connessi alla criminalità organizzata, a partire dall’omertà che, per fortuna, non ho mai visto né a Pescara né nel resto d’Abruzzo. L’abruzzese è sincero: qui non c’è la cultura dell’omertà».
Nelle ultime settimane, inchieste su infiltrazioni mafiose da Foggia e Potenza hanno toccato anche Pescara: è preoccupato o la città è al riparo dall’assalto della criminalità organizzata?
«Occorre sempre essere preoccupati perché la criminalità si trova a breve distanza. Ma bisogna stare attenti soprattutto alla criminalità economica: è invisibile ma conclude affari. Su questo, è compito delle istituzioni tenere alta l’attenzione ma anche i cittadini possono e devono tenere gli occhi aperti: per esempio, invito tutti a guardare con chi hanno a che fare, magari quando comprano un immobile».
E come si argina la criminalità economica?
«I mezzi ci sono, a partire dal controllo delle banche dati e dal lavoro di incrocio dei dati. Pescara è una città commercialmente dinamica ma ho l’impressione che la situazione sia sotto controllo. L’impegno delle forze dell’ordine è il primo argine; poi, il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, a capo del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, svolge ottimamente un ruolo di coordinamento tra le forze dell’ordine; e la procura, guidata da Giuseppe Bellelli, ha tutti i mezzi e le qualità per indagare anche su questi fronti delicati».
Il Presidente Sergio Mattarella, incontrando gli studenti a Casal di Principe, ha detto: «Battere la mafia è possibile». È vero?
«Sì, non c’è ombra di dubbio. E poi i risultati della lotta alla mafia ci sono e sono positivi. Ma dobbiamo tenere presente che non esiste più solo la classica mafia siciliana: fanno paura la ’ndrangheta e la camorra. La criminalità è sempre più variegata».
E la mafia non è più solo quella associata alla lupara, ne fanno parte anche i colletti bianchi: sono più pericolosi?
«La criminalità si organizza e si aggiorna per adeguarsi ai tempi con l’obiettivo di massimizzare i guadagni in qualsiasi settore economico. La criminalità sceglie sempre con cura dove andare a fare i propri affari a seconda delle congiunture. Ma c’è una cosa che tutti non dobbiamo mai dimenticare: la criminalità altera il funzionamento del mercato a discapito di chi è onesto. La presenza della criminalità è un danno per tutti».
Un appello ai giovani: come dovrebbero comportarsi di fronte al malaffare?
«Denunciare sempre ciò che si sa: esporre reati alle forze dell’ordine e fidarsi. E poi stare attenti perché con la criminalità non si scherza».
Legalità è una parola importante: qual è il punto di partenza?
«La legalità comincia dalle piccole cose: anche impegnarsi per far valere i propri diritti è legalità e questo i giovani lo sanno».

