Nuovo Calice di Toyo Ito, ora arriva l’esposto alla Corte dei Conti

Il consigliere Pettinari: «Doveva essere pronto entro il 2025». E l’ex sindaco D’Alfonso: «Ovunque si collochi ha un significato»
PESCARA. Il “calice” disegnato e progettato dall’architetto giapponese Toyo Ito potrebbe approdare alla Corte dei Conti. Dopo l’incognita sui tempo di realizzazione dell’opera destinata a sostituire il manufatto collassato in piazza Salotto (era febbraio 2009), interviene il consigliere Domenico Pettinari. È lui, negli anni, ad aver sollevato più volte la questione dei ritardi della ditta incaricata. «Presenterò un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti», annuncia Pettinari. Nel mirino c’è la transazione sottoscritta il 17 dicembre 2021 tra il Comune di Pescara e la società incaricata della nuova opera: la Clax Italia di Pomezia, ora diventata Futura srl.
«La transazione prevedeva impegni precisi e la realizzazione della nuova opera entro l’inizio del 2025», sottolinea. Ma quella scadenza è passata e il nuovo monumento non è ancora stato collocato. Da qui la domanda: «Cosa ha fatto il Comune per tutelare le ragioni economiche e patrimoniali dell’ente?». La transazione era collegata alla rinuncia del Comune al giudizio civile per ottenere il risarcimento dei danni provocati dal crollo del precedente manufatto. «Perché, a fronte del mancato rispetto delle tempistiche, l’amministrazione non ha riattivato il giudizio civile?», chiede Pettinari. Per l’esponente politico non è soltanto una questione estetica né una semplice storia di ritardi. «Qui si tratta di capire se il patrimonio del Comune sia stato adeguatamente tutelato», afferma. L’esposto dovrà verificare se la condotta dell’amministrazione possa aver determinato un pregiudizio economico e un eventuale danno erariale.
«Metterò a disposizione tutta la documentazione utile affinché vengano effettuate le necessarie verifiche», annuncia Pettinari. Ora il Comune dovrà chiarire quali obblighi siano stati rispettati, quali disattesi e quali iniziative siano state adottate. L’opera fu realizzata per piazza Salotto, e inaugurata il 14 dicembre 2008 durante l’amministrazione di Luciano D’Alfonso (Pd). Il progetto venne presentato come parte della trasformazione e modernizzazione di Pescara e il Calice costò circa 1,1 milioni di euro. E proprio D’Alfonso torna a parlare del significato dell’opera e del rapporto con l’architetto giapponese. «Toyo Ito l’ho imparato frequentando gli spazi della Facoltà di Architettura di Pescara. Mi convince ciò che pensa e realizza».
«La sua ideatività mi aiuta a concepire l’insuperabile realizzativo dell’umano», aggiunge D’Alfonso. Secondo l’ex sindaco, Toyo Ito racconta «il significato di un dolore patito, causato e documentalmente progettato». E sulla ricollocazione dell’opera sulla rivera sud, nel grande parco verde che sorgerà davanti allo stabilimento “Le Canarie” afferma: «Ricollocare Toyo Ito libera un significato ulteriore che non mi lascia indifferente. Le opere d’arte devono produrre discussione, catturare attenzioni, inseminare il pensiero e motivare interrogativi», sostiene D’Alfonso.
Perché, spiega, «le opere d’arte raccontano la capacità dell’umano di comprendere e di porsi le domande di senso. Dovunque si colloca realizza significato». Un significato che, secondo D’Alfonso, accompagna l’opera ancora prima della sua ricollocazione: «Porta con sé pensiero collettivo anche prima di arrivare. È come se l’idea avesse un Daimon interno incontenibile». Da qui anche l’invito a coinvolgere la città: «Prima di operare la scelta logistica chiederei un parere anche alle competenze e alle sensibilità maturate dalla città, che non solo sono presenti ma risultano anche interessate ad accompagnare rispettosamente la decisione dell’amministrazione. Sentirei il privato che ha deciso di affiancare l’intervento pubblico, presterei osservazione attenta all’assetto della Pescara odierna senza perdere di vista l’imminenza della Nuova Pescara, convocherei la collettività che merita coinvolgimento e parola».
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