È lite sull’impianto per i rifiuti Adesso scoppia il caso politico

Scontro sui fondi pubblici tra Pd e amministrazioni di centrodestra di Pescara e Città Sant’Angelo Il centrosinistra: «Occasione persa per sfruttare il Pnrr». Del Trecco: «Non era un’ipotesi possibile»
CITTÀ SANT’ANGELO. Diventa un caso politico la costruzione dell’impianto per trattare 60mila tonnellate di rifiuti organici all’anno con produzione di biogas in contrada Piano di Sacco, a Città Sant’Angelo. Non si ferma la polemica sui 15 milioni di fondi pubblici necessari a realizzare il biodigestore, proposto ad Ambiente spa, la società pubblica dei rifiuti composta all’83% dal Comune di Pescara e da altre 31 amministrazioni locali del Pescarese, da due società del gruppo Snam (Ies Biogas e Renerwaste) che dovrebbero supportare l’iniziativa con altri 15 milioni di capitali privati.
POLEMICA SUL PNRR Al centro dello scontro c’è l’uso dei fondi Pnrr: secondo le amministrazioni comunali di Pescara e Città Sant’Angelo, entrambe di centrodestra, non sarebbe stato possibile attingere ai fondi Pnrr per realizzare l’ecovalorizzatore; non è così per il Pd, sia di Pescara che di Città Sant’Angelo, che parla di «occasione persa per costruire l’impianto a fondo perduto».
LA VERITÀ DI DEL TRECCO «Disporre nella nostra provincia di questo impianto biodigestore pubblico significa», dice l’assessore pescarese all’Ambiente Isabella Del Trecco, «ridurre drasticamente i costi di trasporto e di smaltimento e, di contro, avere delle agevolazioni, a partire dalla produzione di biogas che, opportunamente lavorato, diventa biometano e compost. Già da due anni la nostra amministrazione comunale ha iniziato a lavorare al progetto, riuscendo oggi a chiudere l’investimento attraverso un finanziamento della Bei (Banca europea degli investimenti), consentendoci di partire con il project financing. La strada del Pnrr non era percorribile». Del Trecco dice: «Ricorriamo ai fondi Bei e non Pnrr perché questi ultimi erano e sono rivolti ai Comuni che avrebbero quindi dovuto consorziarsi o stipulare una convenzione, generando una inutile lungaggine burocratica, a invarianza dei costi a carico dei cittadini».
IL PD ATTACCA ANCORA Il Pd controreplica: «Le graduatorie», ribatte il consigliere regionale Antonio Blasioli, «dimostrano che i Comuni avevano facoltà di partecipare in forma associativa, anche senza l’individuazione di un capofila, aspetto che evidentemente non deve essere ancora chiaro al Comune di Pescara, che continua a sostenere il contrario». «L’occasione è stata persa», aggiunge la consigliera angolana Catia Ciavattella, «poiché l’impianto avrebbe potuto essere costruito con risorse a fondo perduto, mentre invece si è optato per un prestito Bei che andrà restituito. Una vera disfatta per Città Sant’Angelo che probabilmente si ritroverà un impianto di quelle dimensioni, gestito da privati, con tutti gli svantaggi che ne derivano. Inoltre, la previsione di altri tre biodigestori in Abruzzo, dove in aggiunta sono presenti altri impianti di trattamento della Forsu, non escludiamo che possa interferire col progetto Piano di Sacco».

