Gabriele ucciso in moto a 18 anni, al via la perizia sui fari dell’auto

15 Settembre 2026

Affidato l’incarico a un ingegnere: dovrà ricostruire lo schianto e la velocità di guida del 21enne. Dall’esito dipende la contestazione di omicidio volontario o, in alternativa, omicidio stradale

PESCARA. Fra novanta giorni si conosceranno tutti gli elementi tecnici per meglio definire il procedimento a carico di G.N., il 21enne di Montesilvano che la notte dell’8 agosto scorso ha provocato la morte del 18enne Gabriele Falcone investendolo in pieno dopo aver invaso la corsia opposta con la sua Fiat Punto nera mentre viaggiava a fari spenti. Quella sera il 21enne era in fase di sorpasso e sotto l'effetto di stupefacenti quando si è schiantato contro il motorino della vittima che viaggiava regolarmente in fila indiana con altri due amici in sella alle loro moto sul ponte Filomena Delli Castelli.

Ieri mattina il gip Mariacarla Sacco ha conferito l'incarico a un esperto nel corso di un incidente probatorio chiesto dal pm Anna Benigni. L'ingegnere Massimo Mammarella fra qualche giorno inizierà la perizia e avrà 90 giorni di tempo per depositare gli esiti. Per rispondere ai quesiti posti dalla giudice sulla dinamica dell'incidente mortale costato la vita a Gabriele.

Si tratterà di una perizia cinematica, come si dice in termini tecnici. «Accerti il perito», questo il quesito, «la dinamica del sinistro, esaminati tutti gli atti del procedimento e in particolare lo schizzo planimetrico e le foto scattate dalla polizia giudiziaria nell'immediatezza del fatto, descrivendo l'azione dell'autovettura condotta dall'indagato e l'azione del motociclo condotto dalla persona offesa, con particolare riferimento alla velocità tenuta dagli stessi, al rispetto delle regole di perizia/prudenza di guida, anche in relazione alla circostanza di tempo, allo specifico tratto stradale ed ai limiti di velocità».

E poi si arriva alla parte più delicata rispetto ai reati ipotizzati dalla procura e cioè l'omicidio volontario o, in alternativa, l'omicidio stradale, che il sostituto Benigni ha volutamente offerto al gip che, a sua volta, ha lasciato come possibili entrambi, legando la decisione all'uno o all'altro all'esito di questa perizia tecnica. La parte in questione riguarda l'accertamento sull'autovettura guidata dell'indagato, «accertando se l'autovettura Fiat Punto condotta da G.N., nella fase pre-urto e al momento dell'urto con il motociclo condotto dalla vittima, circolasse o meno a fari spenti e quant'altro utile ai fini di giustizia».

E questo soprattutto anche in base alle dichiarazioni rilasciate dall'indagato (difeso dall'avvocato Gianluigi Amoroso e raggiunto dalla misura cautelare in carcere) che andrebbero in una direzione diversa visto che G.N. sostiene che i fari erano accesi, che non andava ad alta velocità e che invece la vittima andava «abbastanza forte». Sull'incidente, comunque, pesano le testimonianze dei due amici della vittima che viaggiavano in fila indiana con lui e che solo per miracolo sono rimasti illesi.

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