A tavola con 65 senzatetto Che festa al Tahiti beach

9 Gennaio 2018

Pienone al “Banchetto degli invisibili” organizzato con la mensa di San Francesco Al pranzo un 94enne che dorme nelle cabine e un imprenditore che ha perso tutto

PESCARA. «Questi momenti di festa ci fanno sentire amati». Con queste parole semplici e sincere hanno ringraziato i loro benefattori dopo aver degustato mezze maniche agli scampi, frittura di paranza e neole fatte a mano, i 65 senza fissa dimora partecipanti alla seconda edizione del “Banchetto degli invisibili”, iniziativa organizzata da Giampiero Di Benedetto, titolare dello stabilimento balneare Tahiti beach. Il pranzo dei poveri in riva al mare è un’ idea nata lo scorso anno in collaborazione con la mensa di San Francesco diretta da Renato Paesano.
Gli ospiti del refettorio, sorto nel 1987 per volontà di Paesano e padre Bonaventura Febbo, attualmente sono prevalentemente pescaresi o provenienti dall'hinterland, alcuni sono romeni e africani, e sono più uomini che donne. Si sono presentati di buon'ora davanti allo stabilimento sul lungomare nord in attesa paziente e grata del pasto di mezzogiorno, innaffiato con i vini del Podere Castorani di Jarno Trulli (ma niente superalcolici) e preparato dallo chef Danilo con la sua brigata di cucina e sala composta per l'occasione da Franca, Fiorenzo, Leda, Enzo, Sandra, Conny, Annamaria, Jo, Maury, Dario e Wanda con la supervisione di Di Benedetto che ha annunciato la terza edizione dell'iniziativa: «Lo faccio con i cuore», ha detto l'imprenditore balneare, «questo pranzo solidale lo rinnoveremo ogni anno intorno all'Epifania. È un momento di solidarietà concreta che dà sostegno morale a queste persone meno fortunate». Gli ospiti si muovono rapidi, consumano il buon pasto offerto nel giro di pochi minuti e vanno via con altrettanta velocità «perché abbiamo da fare», dicono mentre salutano con una stretta di mano gli organizzatori della giornata di festa: i loro volti sono segnati, i loro occhi raccontano tante storie. «Come quella di Argentino», racconta padre Bonaventura, 81 anni, originario della Brecciarola, a tavola circondato da alcuni volontari della mensa San Francesco: Peppino, Agatino, Nino, Angelo, Paolo e Giuseppe, «un anziano 94enne di Pianella che dorme nelle cabine telefoniche della città, pranza da noi, mangia tutto e non porta via nulla per la sera. Fuma una sigaretta e scappa via. Un tempo faceva di professione il sensale, ovvero organizzava i matrimoni».
Oppure la storia di Nico, che di anni ne ha 64 e da San Severo, in provincia di Foggia, è arrivato a Pescara «non mi ricordo quanti anni fa», per fare l'imprenditore edile. Ma gli anni bui della crisi «e qualche amico malfidato» gli hanno portato via l'azienda e la compagna di vita.
Da allora vive in strada. Prima di congedarsi, Nico ringrazia Giampiero Di Benedetto e i volontari di Paesano perché, dice serio e composto, «questi momenti di festa ci fanno sentire amati da qualcuno». Padre Bonaventura, ex parroco dei frati minori conventuali della parrocchia di Sant'Antonio, racconta così gli esordi del refettorio di piazza San Francesco: «Un tempo questa struttura era adibita a convitto per i giovani frati, in seguito è stata riconvertita a mensa per i poveri. L'iniziativa è nata tra il 1986 e il 1987, dopo che, con Paesano, decidemmo di organizzare il primo pranzo di Natale con tombolata per i senzatetto. Erano trenta persone, anziani che bivaccavano in stazione, piangevano dalla gioia. E da quel momento nacque a Pescara la prima struttura di accoglienza dei senza fissa dimora dedicata a San Francesco».
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