Abruzzo, la carica di 100mila cinghiali Ora è allarme rosso

31 Luglio 2024

Hanno provocato danni per 200mila euro in un solo anno Imprudente: «Entro due mesi un piano di emergenza»

L'AQUILA. Agricoltori in piazza, con 3mila trattori, per sollecitare piani straordinari di contenimento dei cinghiali. Una vera emergenza, anche in Abruzzo. Secondo i dati diffusi da Coldiretti, in regione se ne contano oltre 100mila unità. Animali selvatici che costano agli agricoltori, tra danni diretti e indiretti, qualcosa come 200 milioni di euro all’anno. Dopo Umbria, Puglia, Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Calabria, Marche, Veneto e Campania, che hanno già adottato misure straordinarie, anche la Regione Abruzzo è pronta a fare la sua parte. L'assessore all'agricoltura, Emanuele Imprudente, ha annunciato entro due mesi un nuovo piano per la gestione e il contenimento dei cinghiali.
AGRICOLTORI IN PIAZZA
Con l’ultima manifestazione in Sicilia, salgono a cinquantamila gli agricoltori scesi in piazza in tutta Italia – Abruzzo compreso – con tremila trattori per fermare un’invasione che devasta le colture e mette a rischio la vita dei cittadini, nei centri urbani come nelle aree interne. È il bilancio della grande mobilitazione che ha toccato tutto il territorio nazionale, stilato dalla Coldiretti. Troppi i danni, secondo gli agricoltori, «che non vengono rimborsati se non in minima parte e, spesso, dopo molti anni». Tra l’altro, i pochi indennizzi che arrivano non coprono mai il reale valore del prodotto distrutto o dell’animale ucciso. «L’obiettivo», spiega Coldiretti, «è contenere la popolazione di selvatici, fermando le incursioni nei campi e mettendo in sicurezza le strade». I dati restituiscono una fotografia chiara: nel 2023, sulla rete viaria nazionale, si sono registrati 170 incidenti stradali con morti e feriti causati dagli animali selvatici, secondo l’analisi Coldiretti su dati Asaps. In aumento dell’8% rispetto all’anno precedente.
«Ma in pericolo», ribadisce l'associazione di categoria, «ci sono anche gli allevamenti suinicoli, dai quali nascono le specialità della norcineria nazionale. I cinghiali, infatti, sono i principali diffusori delle peste suina africana che, pur essendo innocua per l’uomo, minaccia la sopravvivenza delle aziende». Tra le regioni più colpite figura l'Abruzzo, con 100mila esemplari. In Lombardia se ne stimano circa 70mila, in Puglia 250mila. Nel Lazio la situazione è fuori controllo con gli agricoltori, che si sono visti devastare le produzioni a causa della presenza di 250mila capi. Un’altra delle regioni più colpite è la Toscana con 200mila cinghiali. Ai primi posti tra le coltivazioni più danneggiate c’è l’uva, poi campi di mais e cereali e le erbe mediche utilizzate per l’allevamento del bestiame. In Piemonte i capi presenti sono 110mila, come in Veneto. Nelle Marche sono 40mila i cinghiali stimati sul territorio. In Basilicata se ne contano 110mila, in Sardegna 100mila e in Emilia Romagna 80mila.
PRESTO UNA LEGGE
Il vice presidente della giunta e assessore all'Agricoltura, Imprudente, ha annunciato provvedimenti immediati. «Come Regione abbiamo adottato un Piano specifico anche sulla scorta di quanto richiesto dal Commissario nazionale contro la peste suina che, in Abruzzo, prevede 28 mila abbattimenti», spiega Imprudente, «un piano che vede impegnati tutti gli ambiti territoriali di caccia, le associazioni venatorie, oltre che le altre autorità competenti, polizia provinciale e carabinieri forestali. Entro un paio di mesi approveremo un nuovo piano che ricapitolerà tutte le azioni che devono essere messe in campo per il contenimento dei cinghiali».
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