Accoglienza vuol dire amore e non esistono gli ultimi sulla terra

8 Marzo 2019

Eccomi! Ci sono ma non so definirmi con esattezza. Quando mi chiedono di cosa mi occupo mi prendo un po’ di tempo e poi rispondo semplicemente che sto un po’ qua e un po’ là, dove serve. In questa...

Eccomi! Ci sono ma non so definirmi con esattezza. Quando mi chiedono di cosa mi occupo mi prendo un po’ di tempo e poi rispondo semplicemente che sto un po’ qua e un po’ là, dove serve. In questa fase della mia esistenza nel tempo libero viaggio, scrivo, fotografo, mi alleno, nuoto, passeggio per i fiumi e montagne con Brezza il mio cane e nel tempo “impegnato” mi dedico alla sezione di Teramo Fidapa BPW Italy e ai bambini, ragazze e ragazzi, a volte agli adulti. La mia è una vita normale, scevra da ambizioni, ma ricca di ideali, azioni e mete. Sono ariete e di natura non sopporto i muri, le porte delle istituzioni strette o chiuse, la diffidenza sociale verso chi ha meno strumenti culturali, meno possibilità di scegliere, meno autonomia economica e di salute. Lo chiamano sociale. Io preferisco usare la parola Accoglienza perché è generatrice di amore. Siate nel mondo ma non del mondo! A volte ci riesco di più a volte meno, a volte fallisco. Sono spina nel fianco di qualche politico o tonaca ma non è cosa di cui crucciarsi più di tanto.
Diciamo che sono allenata al combattimento e impugno lo scudo della Verità ma solo in casi gravi. Essere “liberi” permette un confronto alla pari. Tonino il pastore mi ha insegnato la potenza del silenzio, la sofferenza della solitudine e l’importanza della protezione del gregge. Gli ho chiesto una foto e si è inginocchiato verso la montagna. Un gesto semplice, forte che mi ha commossa. A volte quando ci sono situazioni delicate che richiedono maggiore tutela sento pronunciare la parola “ultimi”... stare dalla parte degli ultimi. Mi chiedo chi siano questi ultimi e quale sia il criterio per definirli tali. La verità è che non ci sono ultimi, nessuno è ultimo. Anni fa ho conosciuto la casa famiglia dove oggi sono una semplice volontaria: I Bambini di Betania, presieduta da Marialuisa Giangiulio e coadiuvata dal marito Salvatore Palumbo. Gente semplice e lavoratrice che ha deciso, figli compresi, di allargare le mura per accogliere bambini che avevano bisogno. Quest’anno si festeggiano i dieci anni dalla costituzione. Un traguardo, una gioia. Io la chiamo “La squadra vincente dei bambini di Betania”. È anche il titolo di un libro che abbiamo scritto insieme con i ragazzi, che arrivano da ogni parte del mondo, i volontari e con Marialuisa. L’altro libro Genius Loci, entrambi editi da Ricerche&Redazioni, è dedicato alle vie di sorella povertà. Raccontano storie vere, sentimenti, emozioni, accadimenti, riflessioni, il rumore della vita che scorre nella casa. Osservo lui. Ha un anno. È impegnato a spalancare gli occhi sul mondo. Cerco di comprendere il senso di quella direzione. Bevevi tutto il latte senza respirare perché avevi fretta di crescere. Sei stato sempre troppo “grande” per il seggiolone, per il carrozzino, per tenerti in braccio. Impossibile contenere il tuo saper essere “immenso”. Le cose intorno si sono fatte piccole velocemente. Le settimane hanno fatto diventare strette le magliette e i giorni sono diventati ponti che hai attraversato con coraggio. I tuoi bavaglini gocciolanti di vita! I primi passi, una presa forte a terra e un incedere da esploratore. Da qualche parte ora ci sarà più silenzio da qualche altra il rombo del tuo cuoricino stordirà di gioia. Tutto si trasforma e ciò che non ci appartiene viene restituito, diventando altro. Corri verso il tuo destino. Non indugiare, perché non è questo il momento ma non dimenticare. Sei un bravo ballerino e l’augurio più bello che posso rivolgerti è quello di scatenarti nel ritmo di una vita piena di amore. Vai! È ora!
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