Accusato dell’omicidio di Alina, ora chiede il giudizio immediato

30 Marzo 2024

La difesa di De Martinis, accusato di aver strangolato la compagna, rinuncia all’udienza preliminare A incastrare il convivente, 8 mesi dopo la morte in casa della donna, l’esame di una terna di esperti  

PESCARA. La difesa di Mirko De Martinis, 48 anni di Spoltore, accusato di aver ucciso la compagna, la romena Alina Cozac di 40 anni, il 21 gennaio del 2023, rinuncia all’udienza preliminare che era già stata fissata per il 2 maggio per decidere l’eventuale rinvio a giudizio.
Il nuovo legale dell'imputato, il penalista foggiano Michela Vaira, con vasta esperienza in materia di scienze forensi, ha deciso di saltare la fase preliminare e di chiedere la fissazione del giudizio immediato davanti ai giudici della Corte d'Assise di Chieti. Una scelta che il legale non commenta, che potrebbe avere due letture diverse: una scelta di economia processuale finalizzata al riconoscimento delle attenuanti generiche, oppure la grande fiducia nei propri elementi difensivi, da offrire direttamente alla Corte. L’imputato (attualmente ai domiciliari a seguito della richiesta del suo primo difensore), si è sempre professato innocente, dichiarando sin dal primo momento che la donna morì per un malore durante la notte (fu lui stesso a chiamare i soccorsi). Un processo che in effetti resta imperniato essenzialmente sui risultati dell’autopsia.
In un primo momento era passata la tesi del malore, ma da subito il medico legale Ildo Polidoro aveva notato dei segni particolari sul collo della donna che potevano far pensare a un’azione meccanica di soffocamento.
Il pm Anna Rita Mantini ha voluto quindi vederci chiaro, affidando a una terna di esperti il risultato dell’esame sul corpo della donna.
E gli esperti giunsero alla conclusione che Alina era morta per “asfissia meccanica da strangolamento perpetrato mediante compressione atipica del collo”. E solo dopo questa conclusione, a otto mesi dalla morte della donna, la procura dispose l’arresto del compagno accusato di quel femminicidio.
Secondo l’accusa l’uomo non aveva accettato la volontà della compagna di abbandonare quella casa e l’avrebbe uccisa. Un processo che diventa quindi in gran parte condizionato da questioni squisitamente mediche, legate alle presunte modalità di soffocamento, già “contestate”, se così si può dire, dal consulente di parte che avrebbe riscontrato l’assenza di determinati risvolti sugli organi interni che lascerebbero spazio ad altre possibili cause di morte. Se ci sarà una terza perizia questo lo deciderà la Corte qualora la difesa di De Martinis dovesse chiederla. Sarà quindi il gup, nei prossimi giorni, a fissare direttamente la data dell’udienza davanti alla Corte d'Assise. L’ipotesi accusatoria, sempre respinta dall'imputato, troverebbe delle conferme nelle testimonianze raccolte dall’accusa durante l’inchiesta.
Una relazione che durava da circa 16 anni che la donna aveva deciso di interrompere a causa dei comportamenti dell’imputato, molto strani, che la donna aveva anche riferito ad amici e conoscenti, arrivando persino a lasciare la casa per qualche giorno. C’è poi un altro elemento che pesa su De Martinis: se dovesse restare valida la risultanza della perizia dei tre esperti sulle cause della morte, il fatto che a quell’ora stabilita dal medico legale, nella casa c'erano solo lui ed Alina, diventerebbe un ostacolo insormontabile per la difesa.