Addio a “zio Gianni” maestro di montagna pioniere del trekking

14 Dicembre 2020

D’Attilio, ex presidente Cai, è morto a 86 anni per un malore «Ha formato e fatto appassionare centinaia di escursionisti»

PESCARA. Lo chiamavano tutti zio Gianni. Perché era amico di tutti, era «lo zio» e tale rimarrà anche ora che non c’è più. Gianni D’Attilio, morto l’altra notte in ospedale a seguito di un malore, ha dato e lascia molto a chi lo ha conosciuto, a chi ha imparato da lui l’amore e il rispetto per la montagna e la natura. D’Attilio, che aveva 86 anni, era sposato con Annamaria e padre di tre figli - Michele, Francesca e Fabrizio, è stato presidente della sezione di Pescara del Club Alpino Italiano (Cai), ma anche consigliere del Cai a livello centrale per l’escursionismo, nonché pioniere del trekking e uno dei fondatori dei corsi di escursionismo del Cai, che si svolgono da 26 anni.
Indubbiamente «un personaggio», come lo ricorda l’attuale presidente del Cai pescarese, Elvio Verna che è stato un allievo di D’Attilio. «È stato maestro di escursionismo per quasi tutti gli accompagnatori Cai dell’Abruzzo e del centro sud, anche il mio», ricorda Verna. «E quando si cominciò a diffondere il trekking, circa 30-35 anni fa, lui ha creduto che questa disciplina potesse prendere piede. È stato uno dei partecipanti a Cammina Italia, che in sette mesi lo portò ad attraversare tutto il Paese, dalla Sardegna a Trieste, seguendo i sentieri di montagna, anche la stampa parlò di lui».
Di episodi che tornano alla mente ce ne sono tanti, per Verna. Ma in questi momenti c’è un tratto distintivo che si avverte più di altri. «Lui non le mandava a dire. Non usava metafore né mezzi termini. Ti guardava negli occhi e ti diceva ciò che doveva. Se poi nascevano delle piccole frizioni, finiva tutto in amicizia. Per questo era apprezzato e con lui abbiamo passato degli anni bellissimi», conclude Verna sorridendo.
Sono tanti i meriti da riconoscere a D'Attilio, dice Camillo Chiarieri, guida turistica che per motivi di lavoro non ha potuto più seguire le iniziative del Cai ma «il tesserino ce l’ho nel portafogli», mentre nel cuore conserva il ricordo di quegli «anni bellissimi», tra il 2002 e il 2008, che sono stati un faro anche professionalmente. «Gianni ha dato alla sezione di Pescara del Cai un’impronta importante che credo rimarrà a lungo. Ci ha insegnato il suo modo di vivere la montagna, che è il modo di chi la ama. Con lui non c’era la rincorsa alla vetta, né si pensava alla velocità: si muoveva con molta prudenza, ci insegnava la disciplina e si avvertiva il suo grande senso del rispetto per la natura. Ha avuto la capacità di far appassionare tanti perché con lui, profondo conoscitore di tutte le cime abruzzesi, non si avvertiva il senso di sfida. Gianni era per il passo lento, indispensabile per vedere e vivere la bellezza. La montagna, cioè, non era il fine, ma il mezzo. Per Gianni tutti dovevano arrivare, anche chi mai avrebbe pensato di farcela». E poi ci sapeva fare, con le persone. «Era in grado di prendere il meglio di chi faceva parte del gruppo. Era un grande amico, sempre disponibile, una persona schietta ma sempre con rispetto ed educazione. Un uomo eccezionale, che nel gruppo è stato il collante di esperienze e avventure meravigliose vissute insieme». I funerali si svolgeranno domani, alle 15, nella chiesa di Sant’Andrea.
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