Addio al fondatore di “Victor Shoes”: commercio in lutto

La città piange Vittorio Fascina, 82 anni, il re delle calzature Il figlio Roberto: «Era un uomo del fare». Niente rito funebre
PESCARA. In questi giorni dolorosi per il mondo intero, Pescara piange la scomparsa di un simbolo del commercio cittadino. Vittorio Fascina, titolare di Victor Shoes se n'è andato, lasciando sgomenta la città e nel dolore la famiglia e chi lo conosceva bene, senza nemmeno la possibilità di dargli un ultimo saluto. Vittorio Fascina avrebbe compiuto 83 anni il prossimo 16 aprile. Vedovo da tempo di Bruna Perfetti, lascia tre figli, Roberto, Paolo e Jimmi e due nipoti, Edoardo di 25 anni e Marco di 19.
È spirato nella sua abitazione, accudito dall'amore del figlio maggiore Roberto. «Sento il dovere di onorare la sua memoria, portando avanti quei valori di serietà, onestà e di grande attenzione al lavoro che ci ha trasmesso», ricorda. «Non solo a me e ai mie fratelli, ma ai miei figli, che sono riusciti ad assorbire tanto dal nonno e questo lo riempiva di orgoglio; 25 anni fa, gli era stato diagnosticato un carcinoma fulminante alla gola per il quale gli diedero due mesi di vita. Si sentiva un miracolato per questo bonus che ha avuto e che gli ha consentito di veder crescere i suoi nipoti». La vita professionale di Fascina, profondo amante del mare, è sempre stata nel mondo delle calzature. Nato nel 1937 nel centro di Pescara, in via Piave, all'età di 11 anni diventò garzone in un negozio di fiori, proseguendo nei suoi studi. Ben presto cominciò a lavorare in un altro negozio storico di calzature di Pescara, Celsi. Dal 1951 al 1963 fu direttore a Perugia per il calzaturificio di Varese, ma una nuova offerta sempre da Celsi lo riportò a Pescara. Fu nel '73 che aprì il suo regno delle calzature, proprio in via Cesare Battisti all'angolo con via Piave, divenuto punto di riferimento per lo shopping cittadino e proveniente da fuori regione. Nel tempo aveva aperto, sempre nei dintorni dello storico punto vendita, ulteriormente ampliato dal '93, anche altri negozi, tra i quali Promo by Victor in via Mazzini, uno dei primi outlet in Italia. Persona schiva e riservata, ha condotto diverse battaglie per valorizzare il commercio cittadino, messo a dura prova dalla crisi economica. Non amava essere celebrato. «Era un uomo del fare», dice Roberto, «tanto che rifiutò il cavalierato del lavoro e anche il riconoscimento di attività storica. Non eravamo solo padre e figlio, siamo stati soci, amici. Apparentemente burbero, aveva un cuore grande e il suo sorriso ti scioglieva». Sono moltissimi i clienti, ma anche gli agenti, i rappresentanti e i collaboratori, del presente e del passato, che hanno voluto esprimere la loro vicinanza alla famiglia, ricordando Vittorio Fascina come maestro di vita. Tra loro anche Mirella Pantalone, la più “anziana” commessa dello storico negozio che oggi conta sei dipendenti. «Era una persona eccezionale. Ho cominciato a lavorare da lui che ero una ragazzina», dichiara. «Era il 1982. In quasi 40 anni, ho avuto modo di stare al fianco di un grande imprenditore, ma soprattutto vicino alla persona più buona del mondo. Mi ha insegnato molto. Era gentile, umano ed è difficile trovare qualcuno che possa dire il contrario. È stato per me una persona importantissima», prosegue «quasi un padre. Sono cresciuta nel suo negozio e lui ha saputo starmi vicino anche nei momenti più difficili della mia vita. Ricordo con affetto la sua ironia. Il dolore più grande», conclude «è di non potergli dare un ultimo saluto». Per l'emergenza legata al coronavirus, non potranno essere svolti i consueti riti funebri.

