Aggredì una ragazza in palestra, il questore: «Ora via dall’Italia»

Liguori nega il permesso di soggiorno al buttafuori albanese che picchiò una ragazza in sala pesi Il 48enne è ancora in carcere per stalking e spaccio: quando uscirà dalla cella dovrà lasciare il Paese
PESCARA. Niente permesso di soggiorno per l’albanese di 48 anni che, il 27 luglio, ha aggredito una ragazza in palestra prendendola a calci, pugni, tirandole i capelli e scagliandole contro un manubrio da allenamento pesante 12 chili. È lo stesso Edmond Xhafa che, una settimana dopo, è stato trovato dai carabinieri nella casa di un amico a Francavilla con una pistola, 58 proiettili, 160 grammi di cocaina e 15 fiale di steroidi anabolizzanti. Xhafa è in carcere dal 2 agosto e, quando uscirà, non potrà più restare in Italia: a deciderlo è stato il questore Luigi Liguori che ha disposto il diniego della carta di soggiorno come familiare di un cittadino dell’Ue. Niente rinnovo del permesso, è questa la risposta delle istituzioni a un caso che ha scosso l’Italia: il video dell’aggressione alla 21enne pescarese, ripreso dalle telecamere del centro fitness, è diventato virale e la notizia delle botte in sala pesi, anticipata dal Centro, è stata rilanciata da giornali ed emittenti nazionali alimentando una miriade di commenti.
Sono due gli arresti a carico di Xhafa, buttafuori noto con il soprannome “Edi”: il primo arresto è stato eseguito il 2 agosto dai carabinieri guidati dal capitano Giovanni Rolando per i reati di detenzione abusiva di armi e munizioni, ricettazione, spaccio di droga e di reati antidoping; il secondo, richiesto dalla pm Benedetta Salvatore, è legato all’aggressione in palestra e il provvedimento è stato notificato all’albanese in carcere, una settimana più tardi: l’indagine bis ruota intorno al reato di stalking. Contro la ragazza, scrive il gip Nicola Colantonio, l’albanese avrebbe esercitato «condotte persecutorie»: un’ossessione violenta fino ad aggredirla verbalmente «ogni qualvolta la vedeva parlare in palestra con un ragazzo, pretendendo spiegazioni»; poi l’avrebbe «controllata continuamente, dicendole che doveva starsene a casa e che non doveva uscire con nessuno se non con lui», oltre ad «insultarla e a minacciarla», assicurandole che «se l’avesse vista in giro con qualche ragazzo le avrebbe sparato ad una gamba» così la giovane «non avrebbe potuto più allenarsi». Alla 21enne, dice il gip, l’albanese avrebbe ripetuto che «non aveva niente da perdere» e, poi, «per gelosia è arrivato a lanciarle contro un manubrio da 12 chili, che la giovane ha schivato». Il 27 luglio i colpi di Xhafa sono andati a segno: la 21enne è stata raggiunta da un pugno al viso, è caduta, l’uomo l’ha rialzata tirandola per i capelli e ha sferrato un pugno in testa, un calcio al braccio ed uno sulle gambe. La ragazza è finita in Pronto soccorso, con una prognosi di 22 giorni. Aggredita e non una volta sola: «Anche a gennaio scorso», dice il gip, «l’indagato l’aveva strattonata per il braccio, costringendola, per timori di ulteriori aggressioni, a cambiare l'orario di accesso in palestra. Quello stesso giorno, dopo averla vista parlare con un ragazzo, le si era avvicinata per tentare di baciarla, per poi, una volta respinto, iniziare a urlare, sbattendo per terra il telefono della ragazza e colpendola con uno schiaffo alla spalla».

