Andati in fumo 90 ettari di Parco È partita la caccia al piromane

Il sindaco di Lettomanoppello D’Alfonso traccia un bilancio del rogo partito giovedì e spento ieri «Sono intervenuti anche i cittadini e il personale comunale per evitare il peggio». Indagini in corso
LETTOMANOPPELLO. Il bilancio è pesante. L’incendio di due giorni fa a Lettomanoppello, nel territorio del Parco nazionale della Majella, ha mandato in fumo «circa 80 - 90 ettari di bosco», lungo la strada che porta a Passolanciano. E un dato del genere non può che provocare indignazione da parte del sindaco, Simone D’Alfonso, che giovedì ha è stato presente ininterrottamente sul fronte dell’incendio, da mezzogiorno fino alle 7 di ieri mattina, quando era tutto spento e il pericolo ormai superato. Per domare le fiamme si sono sollevati anche due Canadair e l’azione di spegnimento è stata lunga e complessa, per i vigili del fuoco, che due giorni fa hanno dovuto affrontare anche altre emergenze, a Manoppello e Alanno, sempre per gli incendi estivi.
Oltre ai numeri di un rogo dagli effetti pesanti sul territorio c’è anche «la rabbia» per quello che è accaduto perché «c’è l’ipotesi del dolo», dice sempre il sindaco. Le indagini, condotte dai carabinieri forestali di Lettomanoppello, intervenuti con i carabinieri della compagnia di Popoli, sono state finalizzate dal primo momento proprio ad accertare eventuali responsabilità per l’incendio che stava divorando il bosco, in località Fonte del Papa e Fonte Pirella, e rischiava di coinvolgere «altri 200 ettari di bosco». Si cerca di capire, quindi, se sia stato un fatto doloso o colposo e, a questo scopo, i militari cercano testimonianze e stanno studiando le riprese delle telecamere della zona.
Il pericolo di un’ulteriore espansione delle fiamme è stato scongiurato. Ma «abbiamo vissuto l’incubo che si ripresentasse la stessa situazione del 2007, quando c’è stato un incendio che ha devastato tutto. Se questa volta non è accaduto è stato solo grazie al lavoro fatto», che è stato un lavoro di squadra straordinario. «Si sono dati da fare tutti», racconta D’Alfonso ringraziando chi c’era. Oltre «ai vigili del fuoco e al personale della Protezione civile, tra cui quella nostra e dei Comuni limitrofi che ci ha dato una grande mano, c’erano e il personale comunale e i cittadini. Tutti hanno fatto il massimo per circoscrivere e domare il rogo», nella parte superiore del paese. D’Alfonso se la prende con l’autore, se davvero c’è la mano dell’uomo, dietro le fiamme. «È una follia che qualcuno provochi una cosa del genere. Non ci può essere una motivazione seria per scatenare un incendio di questo tipo, tanto più che le aree colpite da incendi diventano inutilizzabili per 10 anni: niente raccolta di funghi e tartufi, niente pascoli. Io penso all’azione di un maniaco. E non può essere altrimenti, visto il danno e considerato che per fare un bosco servono anni».

