Anziani raggirati della pensione: «Ci era stato promesso un lavoro»

3 Marzo 2020

PESCARA. «Signor giudice, lei che comanda potrebbe farmi avere indietro le nostre fedi e l'anello di fidanzamento di Nadia? Sarei molto contento». Più volte Bartolo Beninato ha posto ieri al giudice...

PESCARA. «Signor giudice, lei che comanda potrebbe farmi avere indietro le nostre fedi e l'anello di fidanzamento di Nadia? Sarei molto contento». Più volte Bartolo Beninato ha posto ieri al giudice Fortieri la stessa domanda, come se i soldi che il protagonista di questa sconcertante storia gli avrebbe sottratto con l'inganno per almeno 5 anni, non fossero la cosa più importante: il suo cruccio più forte sono invece proprio quegli anelli che non ha più avuto indietro. Il presunto responsabile di questa lunga disavventura vissuta da una coppia di anziani affetti da problemi psichici, si chiama Carmine Di Felice (difeso dall'avvocato Antonio Di Blasio) e davanti al tribunale deve rispondere di circonvenzione di incapace e millantato credito. E ieri sono state proprio le parti offese (i coniugi Nadia e Bartolo, vengono assistiti dagli avvocati Giovanni Mangia e Sabrina Di Liso) a ripercorrere, a fatica, quella brutta storia della loro vita. Una vicenda che venne portata alla luce dalla trasmissione televisiva Le Iene, tanto che Bartolo, appena si è seduto sulla sedia del testimone ha detto: «Vorrei sapere se c'è Giulio Golia», il giornalista che realizzò il servizio e che per diverso tempo fu vicino alla coppia di anziani. «Io davo i soldi a Carmine», ha detto Bartolo, «perché mi doveva dare tre cose che mi aveva promesso: i contributi per la pensione; un lavoro in Comune; e per il malloppo». E questo del malloppo è rimasto un mistero poi svelato da una delle figlie della coppia, Isabella, che insieme alla sorella Maria Grazia (entrambe vennero adottate dalla nascita da due diverse famiglie umbre), compiuti i 18 anni, decisero di scoprire chi erano i loro genitori naturali, scoprendo il raggiro e contattando poi Le Iene. «Il malloppo», ha detto Isabella, è una delle tante storie inventate da Carmine per spillare soldi ai miei genitori: una fantomatica vincita al totocalcio per incassare la quale ci volevano dei soldi, ma loro non avrebbero dovuto dire niente a nessuno altrimenti perdevano tutto». Bartolo, con grosse difficoltà, è riuscito a dire quello che interessa al tribunale. «Diedi i soldi a Carmine perché mi aveva promesso un lavoro al Comune di Pescara. Mi fece anche vedere una lettera del vice sindaco». E qui si inserisce la parte civile Antonio Blasioli, all'epoca dei fatti vice di Marco Alessandrini in Comune. E ieri, sentito dal giudice, ha detto: «Questa non è assolutamente la mia firma. Mi avevano detto che Le Iene avevano mandato in onda una trasmissione dove venivo citato. Poi, insieme al sindaco incontrammo in Comune Nadia e Bartolo accompagnati dal giornalista Golia e gli spiegammo che non era vero niente di quello che gli aveva detto Di Felice, che io non ho mai conosciuto». L'imputato aveva confezionato una lettera di impegno del Comune per l'assunzione di Bartolo, apponendo la falsa firma di Blasioli. Bartolo ha poi detto al giudice di aver appuntato tutte le telefonate con Di Felice e trascritto anche tutti i messaggi scambiati con l'imputato su alcuni quaderni (sette) che il tribunale ha acquisito. «Ho anche delle registrazioni», ha aggiunto Bartolo, «tra Di Felice, me e mia moglie su questa chiavetta: lo feci per avere la certezza che Di Felice non negasse nulla dopo. Ma lui sapeva che lo registravo». Chiavetta acquisita dal giudice. Poi il racconto arriva al 1° febbraio del 2018, quando per l'imputato scatta la trappola di polizia e Iene. Nadia e Bartolo vanno alle Poste a ritirare le loro pensioni come ogni mese (1100 euro in totale): fuori c'è come al solito Di Felice ad attenderli. Li carica in macchina, ma poco dopo vengono bloccati dalla polizia. I soldi sono già nelle tasche di Di Felice. A scoprire tutto furono le figlie che, insospettite da quell'uomo che era anche molto aggressivo, iniziarono a seguire i genitori. «Sono rimasta molto male per quello che ha fatto Carmine», ha riferito Nadia al giudice, «per questo non voglio più ricordare. Ho fatto fatica anche a dimenticare». Così, ha detto poche cose al giudice e solo dopo aver incrociato lo sguardo di Bartolo che la spingeva a parlare.