Apre il liceo Marconi: la scuola da 7 milioni che azzera i consumi

Lunedì il trasferimento delle prime dieci classi, poi altre 25 De Martinis: «Ora mancano 2 milioni per il terzo immobile»
PESCARA. Due edifici di tre piani altamente tecnologici, ad emissioni quasi pari a zero, con “cappotto” esterno, pannelli solari, riscaldamento a pavimento e sopraelevati di 40 centimetri per evitare allagamenti. È una scuola ultra moderna quella che aprirà i battenti lunedì agli studenti del liceo Marconi. È stata realizzata dalla Provincia, con un investimento di 7 milioni, nella stessa area dove c’era la vecchia scuola, che è stata abbattuta. Resta solo l’edificio della palestra, anche quello da buttare giù e ricostruire. In queste ore si stanno mettendo a punto i dettagli per accogliere, lunedì, le prime dieci classi, cioè le sezioni A e B del liceo linguistico, fino ad ora ospitate nei locali dell’ex Fater, il palazzo Fuksas di via Volta. A seguire, si trasferiranno nella scuola appena realizzata anche gli studenti del liceo economico sociale e quelli del liceo delle scienze umane, i primi ospitati nella sede del Di Marzio e gli altri in via Tirino, al De Cecco, per un totale di 35 classi (su 64). Il trasferimento in via Marino da Caramanico avverrà entro Natale, anche per gli uffici. Restano nelle sedi esterne 5 classi sistemate al palazzo Fukas e gli studenti collocati al Manthoné e all’ex Accademia musicale, in via dei Peligni.
Per il presidente della Provincia Ottavio De Martinis e per la dirigente scolastica Giovanna Ferrante si raggiunge un primo traguardo per «l’istituto più antico di Pescara e per quella che nel 1975 era la seconda scuola più grande d’Italia. Sono felice», dice De Martinis, «di poter restituire al Marconi una sede così. L’iter è partito prima del mio insediamento e con Marco Scorrano, Alessandra Berardi e Raffaella Paolini, del settore tecnico, abbiamo impresso una accelerazione, rispettando i tempi previsti». Proprio Paolini era presente ieri insieme, tra gli altri all’architetto Umberto Di Renzo e, per il liceo, la professoressa Maria Grazia Gigante.
«In questa prima fase abbiamo voluto assicurare il rientro a tutti e tre gli indirizzi, attivando le aule classiche, altri spazi per la disabilità e l’inclusione e un laboratorio polifunzionale», spiega Ferrante sottolineando che «la struttura è sì tecnologica ma lo sarà completamente quando sarà ultimata. La strada», prosegue, «è quella della collaborazione con la Provincia e c’è ancora tanta strada da fare insieme: puntiamo ad andare veloci per finire tutto» ma per costruire il terzo edificio mancano due milioni di euro (ce ne sono già 3,8), e i fondi vanno intercettati. Non c’è la palestra (l’edificio che la ospitava è inagibile), non è prevista nel progetto, «ma l’attività motoria è assicurata grazie alle convenzioni con altri enti».
L’anno scorso, quando è venuta meno la sede storica, studenti e personale sono stati divisi in più sedi, con non poche polemiche, ma «abbiamo compattato tutti», dice la preside, «facendo apprezzare le cose belle e facendo comprendere le meno belle. Un lavoro di sinergia e di squadra, il nostro: e la linea è stata vincente», conclude ringraziando «i 1.500 alunni, le famiglie, i docenti, il personale e chi ha messo a disposizione gli spazi, a partire dalla Provincia per la sala Tinozzi, proseguendo con le presidi Alessandra Di Pietro, Maria Antonella Ascani, Michela Terrigni, e Teresa Ascione, oltre alla ditta B&B Costruzioni» che ha realizzato i due palazzi.
Nella rotazione di spazi rientra l’istituto Volta, che ha bisogno di aule e occuperà quelle lasciate libere all’ex Fater. «Ne siamo felici, questi locali costituiscono un satellite per il Volta, che sta crescendo», commenta la dirigente Maria Pia Lentinio. «Abbiamo atteso con pazienza, in questi mesi ci siamo organizzati e questa settimana sono stati promossi i doppi turni. Ora possiamo riprendere a fare scuola e attività laboratoriali. Per l’anno prossimo ci auguriamo di avere la sede in tempi adeguati, la Provincia sta già facendo una mappatura».

