Arrestato l’assassino di Di Resta È stato incastrato nel Foggiano

14 Dicembre 2022

Gianfranco Sgaramella nel 1996 uccise con altri tre rapinatori il maresciallo capo dei carabinieri È accusato di ricettare e riciclare mezzi pesanti, con 6 complici: la Polonia tra le aree di destinazione

PESCARA. Ricettazione e riciclaggio di pezzi di mezzi pesanti, smerciati in Italia ma anche all’estero. Di questo, per l’accusa, si occupava Gianfranco Sgaramella, il 53enne di Cerignola che a Pescara è noto per un tragico fatto di sangue: il pomeriggio del 16 settembre 1996 faceva parte del commando che uccise a Pescara il maresciallo capo Marino Di Resta, dopo una rapina a Francavilla a un rappresentante di gioielli. Di Resta, con i suoi colleghi, scovò in via Monte Bertone la banda che aveva messo a segno il colpo: i rapinatori si stavano dividendo il bottino e si aprì un conflitto a fuoco tra i carabinieri e i quattro malviventi. Di Resta, che ne ferì tre, fu colpito mortalmente. Il gruppo sparì da Pescara, con un’auto civetta dell’Arma e da allora si aprì la caccia a Sgaramella, Nicola Cassano, Carmine Marolda e Antonio Scelsi. La latitanza durò un mese esatto: era il 16 ottobre quando i quattro furono catturati in una villetta a Barletta. Oggi Sgaramella torna a far parlare di sé. È stato arrestato ieri, insieme ad altre sei persone – tutti italiani tranne un marocchino - dai carabinieri della compagnia di Cerignola (Foggia) con l’accusa di aver dato vita un’associazione finalizzata alla ricettazione e riciclaggio sul territorio nazionale e internazionale di parti meccaniche di mezzi pesanti, destinati in particolare al mercato della Polonia. Oltre ad arrestare i sette indagati, di cui quattro sono finiti in carcere e tre ai domiciliari, gli uomini dell’Arma hanno sottoposto a sequestro preventivo un’autorimessa che è stata impiegata dal gruppo come deposito, sempre per l’accusa. E agli indagati sono stati sequestrati beni e utilità per 319.500 euro, cioè il profitto stimato dell’attività illecita.
I carabinieri che ieri hanno eseguito gli arresti tra le province di Foggia e Barletta-Andria-Trani in esecuzione di una ordinanza del gip di Foggia, sono arrivati al gruppo dopo un controllo di routine in un’autodemolizione dove alcune persone stavano movimentando veicoli commerciali e parti di veicoli. Si è scoperto che si trattava di mezzi rubati per cui le indagini sono andate avanti per sei mesi in maniera approfondita monitorando l’attività, i rapporti e gli spostamenti degli indagati. Attraverso videoriprese, intercettazioni e pedinamenti gli investigatori hanno ricostruito gli affari del gruppo e le perquisizioni eseguite di volta in volta si sono concluse quasi sempre con il ritrovamento di pezzi meccanici di furgoni o trattori o altri tipi di mezzi pesanti. Gli elementi raccolti hanno fatto emergere, sempre per l’accusa, l’esistenza di un’associazione strutturata verticisticamente in cui c’era chi si occupava degli aspetti organizzativi e decisionali, chi dello smontaggio e del sezionamento dei veicoli e chi delle vendite, con il compito di procacciare potenziali acquirenti. Qualcuno, poi, metteva a disposizione la propria autorimessa come deposito dei mezzi rubati. La forza dell’associazione, sostiene l’accusa, era proprio nel commercio di questi pezzi di ricambio che erano destinati al mercato nazionale e a quello estero. L’attività dei carabinieri ha portato a recuperate 168 parti meccaniche di veicoli (riconducibili a circa 70 mezzi pesanti rubati) e 9 mezzi integri. Poi, ieri, gli arresti e i sequestri con l’operazione “San Cristoforo”, che prende il nome dal santo protettore degli autotrasportatori.
Da Cerignola a Pescara l’eco è stata immediata: la città adriatica non ha mai dimenticato Di Resta e lo ricorda tutti gli anni, insieme alla sua famiglia, nel giorno in cui ha perso la vita a 34 anni. E gli rende onore con una cerimonia nella piazza intitolata proprio al maresciallo capo, medaglia d’oro al valor militare.
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