Arriva l’Ecobonus sociale Favoriti i redditi più bassi

Sostituirà di fatto il Superbonus, ma gli incentivi fiscali si baseranno sull’Isee Il Governo parte con una dotazione di 4 miliardi, tolti dagli interventi del Pnrr
PESCARA. Il governo Meloni stramba come farebbe uno skipper: toglie risorse a grandi interventi finanziati con il Pnrr e dirotta 4 miliardi di euro per il nuovo Ecobonus sociale che, di fatto, prenderà il posto del Superbonus 110% ma è riservato solo alle abitazioni appartenenti a proprietari con basso reddito.
Lo prevede la rimodulazione decisa dalla Cabina di regia che inserisce nel Pnrr il programma “REPower EU”, approvato un anno fa dalla Commissione Europea per il risparmio energetico e la diffusione delle energie rinnovabili.
Ma contestualmente la Cabina di regia ha stralciato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza nove progetti per un totale che sfiora i 16 miliardi di euro, dirottati al programma “REPower EU”. La coperta corta quindi si fa sentire. E ne pagano le spese gli interventi di riduzione del rischio idrogeologico e rigenerazione urbana. Secondo il ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, però, le misure stralciate potranno accedere ad altre fonti di finanziamento. Ma i costruttori dell’Ance e l’associazione dei Comuni d’Italia (Anci) hanno espresso disappunto e forte perplessità.
LA NUOVA MISURA
L’Ecobonus sociale è dedicato al patrimonio immobiliare privato e punta a promuovere l’efficientamento energetico delle abitazioni per affrontare la questione della povertà energetica. Alla misura saranno destinati due miliardi nel 2024 e altri due per il 2025.
Come si legge nel documento diffuso dalla Cabina di regia, la misura si basa su incentivi fiscali. Ma a differenza di quanto accaduto fino ad ora, con detrazioni slegate dalle fasce di reddito, il nuovo sostegno sarà destinato esclusivamente alle categorie di persone a basso reddito, cioè a famiglie a rischio di povertà energetica e ai giovani.
In attesa che il Governo fornisca maggiori dettagli sull’Ecobonus sociale che sta muovendo i suoi primi passi, bisogna notare che, almeno nel 2024, ci sarà una convivenza tra il nuovo sostegno e quello tradizionale, che prevede però detrazioni Irpef e Ires per l’efficientamento energetico di abitazioni e immobili non solo privati. Dal documento della Cabina di regia si intuisce peraltro che il nuovo Ecobonus ricalcherà, in versione economicamente più sostenibile, gli incentivi fiscali dell’Ecobonus tradizionale. La misura quindi sarà strutturata come una detrazione fiscale di cui il Governo dovrà specificare l’aliquota e i tempi per il rimborso.
Ma trattandosi di un incentivo destinato ai redditi bassi, si può già ipotizzare che i tempi di rimborso saranno più lunghi, in modo da consentire ai soggetti con poca capienza fiscale di usufruire della detrazione completa. Tra i redditi bassi ci sono anche gli incapienti ed è probabile che, solo per loro, sarà consentita la cessione del credito alle banche, com’era previsto per il Superbonus prima dello stop imposto dal Governo il 16 febbraio scorso, poi in parte attenuato.
COME CAMBIA IL PNRR
È prevista la modifica di ben 144 misure. In alcuni casi si tratta di modifiche formali, in altri della riprogrammazione radivale delle risorse nell’ambito dello stesso progetto.
Il ministro Fitto, per esempio, ha annunciato che ci saranno 900 milioni di euro in più per la creazione di 260mila nuovi posti in asili nido. Ma la rimodulazione prevede anche il massiccio definanziamento di opere non realizzabili entro la scadenza del 2026 imposta dall’Europa. Le misure eliminate dal Pnrr sono nove: interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l'efficienza energetica dei Comuni (6 miliardi); investimenti in progetti di rigenerazione urbana per ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale (3,3 miliardi); piani urbani integrati (2,5 miliardi); misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico (1,3 miliardi); utilizzo dell'idrogeno nelle industrie più inquinanti (1 miliardo); potenziamento servizi e infrastrutture sociali delle aree interne (725 milioni); promozione impianti innovativi, incluse le pale eoliche offshore (675 milioni); valorizzazione dei beni confiscati alle mafie (300 milioni); tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano (110 milioni). Ma riuscirà il governo a trovare altre risorse per questi interventi, molti dei quali già eseguiti? Per ora ha solo spostato fondi da un capitolo di spesa ad un altro.
I COSTRUTTORI
L’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ha subito espresso una forte contrarietà alla modifica del Pnrr che prevede lo spostamento delle risorse per il dissesto idrogeologico al piano REPower EU. «Non condividiamo la scelta di stralciare dal Pnrr fondi destinati al dissesto idrogeologico e alla rigenerazione urbana», si legge in una nota la presidente, Federica Brancaccio. «I Comuni e le imprese sono fortemente impegnati su tutti i territori nel portare avanti questi interventi urgenti e non più procrastinabili visti anche i continui eventi calamitosi», sottolinea la presidente dell’Ance che conclude: «Aspettiamo di confrontarci con il ministro Fitto, fiduciosi che si guarderà alle reali necessità del Paese».
IL POPOLO DEI SINDACI
Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, denuncia che sul totale delle risorse eliminate dal Pnrr, 13 miliardi sono di competenza dei Comuni.
Decaro, che rivendica la capacità dei Comuni di spendere le risorse del Pnrr senza ritardi, ha quini accolto con forte disappunto lo spostamento dei fondi. «É una notizia che ci colpisce molto perché vengono spostate le risorse che erano state assegnate alle uniche amministrazioni pubbliche che stanno già spendendo con efficienza e rapidità, mentre per esempio ci sono soggetti attuatori che non hanno ancora elaborato i progetti».
«Se nell’ambito della verifica con Bruxelles», ha aggiunto, «emergerà che alcuni tra i progetti finanziati ai Comuni non risulteranno compatibili con le indicazioni della Commissione Europea, allora sarà giusto sostituire i fondi del Pnrr con risorse nazionali, come in Cabina di regia ci è stato assicurato che verrà fatto. Tenendo sempre conto che questi progetti sono stati validati e ammessi al finanziamento dai Ministeri. In altre parole: non ce li siamo inventati noi».
E sulle nuove fonti di finanziamento, Decaro chiede al Governo Meloni «garanzie immediate sul finanziamento di queste opere che, in molti casi, come quelle finanziate dal Ministero dell’Interno, sono già state realizzate».
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