Assolto dalle accuse di maltrattamenti: «Il fatto non sussiste»

19 Aprile 2023

PESCARA. Era stato rinviato a giudizio per maltrattamenti nei confronti della ex compagna dalla quale aveva avuto un figlio. Dopo 4 anni dai fatti contestati dalla procura, i giudici del collegio lo...

PESCARA. Era stato rinviato a giudizio per maltrattamenti nei confronti della ex compagna dalla quale aveva avuto un figlio. Dopo 4 anni dai fatti contestati dalla procura, i giudici del collegio lo hanno assolto con la formula piena, «perché il fatto non sussiste», dal reato di maltrattamenti, mentre per il reato di lesioni personali hanno sentenziato il non luogo a procedere perché il reato si è estinto con la remissione della querela. Il suo legale, l'avvocato Gianna Giannini, ha dimostrato in dibattimento (durato diversi anni, anche a causa della pandemia) l’estraneità del suo assistito da quei reati.
La denuncia era stata presentata dalla ex compagna in quanto aveva riferito ai carabinieri che l’imputato (che all'epoca si trovava agli arresti domiciliari per altre vicende) aveva ricevuto dal tribunale di sorveglianza la possibilità di vedere il figlio (all'epoca di 3 anni) una volta alla settimana in orario pomeridiano. E aveva aggiunto ai militari che lui aveva sempre insistito per vederlo il sabato mattina. Nella denuncia, e così come riportate nel capo di imputazione, le accuse erano piuttosto pesanti: «...per aver maltrattato la propria compagna convivente, sia durante la convivenza che a seguito della cessazione della stessa, percuotendola con schiaffi e pugni e giungendo in un’occasione a cagionarle lesioni personali afferrandola al collo e strattonandola, ingiuriandola ripetutamente in relazione alla sua condizione di malata affetta da epilessia con epiteti quali “puttana, handicappata, scema, ritardata mentale” e simili, minacciandola anche di morte con frasi quali “ti faccio male, ti sparo con una 44 magnum, ti metto dentro un pilastro di cemento”, anche dinanzi al figlio di 3 anni».
Ma gli accertamenti dei carabinieri permisero di stabilire che a quegli incontri settimanali, la donna, non avendo la patente, si faceva accompagnare dal padre che poi riportava a casa lei e il figlio dopo gli incontri con l’ex convivente, e quindi quelle circostanze non avrebbero trovato riscontri. Il difensore, ha sempre sostenuto che la donna sarebbe stata animata da un forte risentimento per la fine della relazione. (m.cir.)