Aumentano i nuovi poveri: gli assistiti crescono del 30%

23 Maggio 2020

Durante la quarantena l’Azienda Speciale ha seguito persone sconosciute ai servizi sociali Pacchi alimentari e fondi erogati a 1.566 famiglie. Ma ora il problema sono affitti e bollette

MONTESILVANO. Centinaia di montesilvanesi in difficoltà economica a causa del coronavirus. E sono aumentati del 30% i “nuovi poveri” assistiti dai servizi sociali del Comune. È questa la fotografia che emerge dai dati forniti dall’Azienda Speciale della città adriatica che, in questi tre mesi di emergenza sanitaria, hanno dovuto gestire un enorme quantitativo di richieste relative a generi di prima necessità, pagamento delle bollette e aiuti per gli affitti.
Montesilvano, seconda città in Abruzzo per numeri di contagi, ha dovuto fare i conti – e continua a farli – non solo con l’emergenza sanitaria, ma anche con una crisi economica e sociale che ha colpito tantissimi residenti, rimasti senza lavoro e senza risorse per arrivare alla fine del mese. A parlare meglio di ogni altra cosa sono i numeri dell’ente strumentale diretto da Eros Donatelli che raccontano di un aumento esponenziale delle famiglie che si sono rivolte al numero verde attivato a metà marzo dal Centro operativo comunale per raccogliere, tra le altre cose, le segnalazioni di richiesta di assistenza economica.
Sono state in media 70 le richieste giornaliere di aiuto, mentre è balzato da 50 a 300 il numero delle famiglie che sono state indirizzate all’emporio solidale per il ritiro gratuito di beni di prima necessità, principalmente alimentari. Tra queste, circa 45 a settimana hanno ricevuto pacchi a domicilio perché impossibilitate, per varie ragioni, a uscire di casa.
Il dato più allarmante, tuttavia, è soprattutto quello che racconta dei nuovi poveri che finora non avevano mai avuto bisogno del Comune per andare avanti. «Circa il 30% degli utenti che si sono rivolti all’Azienda Speciale tra marzo e aprile», riferiscono gli operatori, «erano persone o famiglie sconosciute ai servizi sociali. Si tratta di residenti che hanno perso il lavoro, o che magari prima lavoravano in nero, o che già facevano difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Tra questi, addetti alle pulizie, badanti, lavoratori stagionali, commessi di attività che hanno dovuto chiudere durante la quarantena o persone che, ad oggi, non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione».
Una situazione che, seppure in fase di miglioramento nelle ultime settimane, sta evolvendo nella sua complessità. Se nella fase 1, infatti, le richieste principali erano legate all’approvvigionamento di generi alimentari, ora le famiglie si trovano alle prese con affitti e bollette non pagati.
Agli aiuti forniti dall’Azienda, anche attraverso il Pronto intervento sociale attivato in sinergia con la Caritas, si aggiungono poi anche i contributi di natura economica o alimentare messi a disposizione dal Comune. Sono stati circa 530 i pacchi alimentari consegnati a domicilio alle famiglie in difficoltà, anche grazie alla generosità di aziende e privati, mentre ammontano a 1.566 le famiglie che hanno ottenuto i 4.024 buoni erogati dall’ente, tramite i fondi nazionali messi a disposizione dal dipartimento della Protezione civile, per un valore complessivo di 402.400 euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA