Balneatori in allarme: ambulanti raddoppiati è emergenza sociale

4 Giugno 2016

Ma un vigile rivela: arrivano dal mercatino sfrattato sono tanti e arrabbiati, da soli non possiamo fare nulla

PESCARA. «Nel rispetto di tutti, non si può sopportare una situazione del genere, sono veramente tanti». La denuncia di quella che viene descritta come un’imminente emergenza sociale arriva dai titolari degli stabilimenti immediatamente a sud della Nave di Cascella, la zona più centrale della Riviera dove, a detta degli operatori, si sarebbe riversata la maggior parte degli ambulanti sfrattati dal mercatino della stazione. «Da queste prime domeniche», riferisce Riccardo Ciferni, di Trieste, «c’è stato un aumento del 70-80 per cento. Dentro lo stabilimento ci sono momenti che in contemporanea girano 7-8 venditori, dalle rose ai braccialetti. Non sta a me controllare, non sta a me cacciarli, perché è un locale pubblico, ma ho chiamato il vice sindaco Del vecchio e ho fatto presente questo sovradimensionamento. Oggettivamente siamo di fronte a una criticità importante, e non c’entra il colore della pelle. È un problema di legalità, c’è bisogno di una regolamentazione, chi è autorizzato lavora e va tutelato, chi non è autorizzato no. Tutti i lavoratori possono essere una risorsa, io stesso ho assunto lavoratori extracomunitari, ma qualcuno si deve assumere la responsabilità di legalizzarli e di organizzarli. Così non può essere».

Lo ripete una collega di Ciferni che chiede l’anonimato perché, dice «ho paura». Ma la sua analisi, dopo tanti anni di attività, è chiara: «La coincidenza di questo aumento pazzesco di presenze di ambulanti sulla riviera è coincisa con lo sgombero del mercatino della stazione. Si sono spostati qui a frotte. E la cosa inquietante è che anche l’altra domenica abbiamo chiamato i vigili, ma quando gli hanno detto di andarsene loro con prepotenza hanno detto che non se ne sarebbero andati. E i vigili a quel punto sono risaliti in macchina e se ne sono andati».

E proprio da un vigile urbano, a patto dell’anonimato, arriva la spiegazione: «È gente arrabbiata, due vigili che vanno a dire? Stanno aspettando solo l’innesco per far esplodere la loro rabbia. Ma o ci si va in forze, anche come deterrente, o due vigili non possono fare niente. Oltretutto c’è anche un discorso culturale. Se nella pattuglia c’è una donna e gli dice di andarsene loro di fronte agli altri non faranno mai vedere che si sottomettono. E comunque», rimarca il vigile, «non siamo pagati per fare ordine pubblico. Se vengo aggredito in servizio, se mi faccio male, non è malattia professionale, pure le cure mediche sono a mio carico. Ma questo dei senegalesi sulla riviera sarà un grande problema quest’estate, perché è vero, la loro presenza è lievitata in maniera impressionante dopo lo sgombero».

«Che fine ha fatto l’ordinanza che feci quando ero assessore?», chiede Stefano Cardelli, titolare di Nettuno beach e presidente di Ciba Confartigianato. «Con quell’ordinanza c’era il divieto assoluto di commercio su tutta la riviera, da nord a sud, basta farla rispettare. Ne va del decoro della città, e per questo bisogna fare una batttaglia. Non so se dipenda dal mercatino dei senegalesi, ma di fatto è un’invasione di venditori, anche sulla spiaggia».

«Il lungomare deve rimanere al pubblico passeggio», sottolinea Riccardo Padovano della Sib Confcommercio, «È indecente che un operatore economico deve pagare, non poco, l’imposta di occupazione di suolo pubblico e poi le bancarelle possono occupare tutto il marciapiede senza rispetto. Spetta ai vigili urbani controllare. Noi abbiamo comunque scritto al prefetto per affrontare il tema della sicurezza, in generale. A Pescara si comincia ad avere paura». (s.d.l.)

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