«Basta degrado: mi incateno di fronte alla prefettura»

Il titolare dell’hotel Le Nazioni scrive a Provolo e al questore: «Siamo assediati La pineta è occupata da extracomunitari e prostitute, i clienti se ne vanno»
MONTESILVANO. Minaccia di «incatenarsi sotto il palazzo della prefettura», se «non mi tolgono i bivacchi dei migranti davanti agli alberghi». E se «non ripuliscono via Bradano dalle prostitute e da persone incivili, invadenti e rissose».
Si dice «esasperato e demoralizzato» Bruno Bischi, imprenditore di origini comasche, da 28 anni alla guida delle imprese di famiglia, hotel Le Nazioni, residence Le Nazioni, hotel nel Pineto, con 50 dipendenti.
Da settimane le sue strutture sono «sotto l'assedio dei senegalesi sfrattati da via Ariosto e dai profughi dei Cas che arrivano anche da fuori Pescara e bivaccano nella pineta, davanti agli alberghi, notte e giorno, spaventando i clienti che sto perdendo piano piano, anche quelli fidelizzati da una vita con tanta fatica».
Il 23 luglio scorso, Bischi ha scritto una lettera dai toni durissimi indirizzata al prefetto Francesco Provolo e al questore di Pescara Francesco Guglielmo Misiti, al comandante dei carabinieri, al sindaco e al comandante della polizia municipale di Montesilvano , sottolineando una serie di passaggi. Primo fra tutti: «No agli assembramenti di profughi nei luoghi turistici e soprattutto quando la stagione turistica è in corso».
I bivacchi, la prostituzione, lo spaccio, che si consumano tra via Bradano, via Firenze, via Aldo Moro, via L'Aquila, via Isonzo, via Adda, non sono altro che «un segno di inciviltà e antiturismo. Aver risolto i problemi di via Ariosto a scapito di questa zona non è stata la soluzione più idonea».
Quindi, «se il problema è stato trasferito due volte, da via Ariosto alle spiagge libere, ora è arrivato il momento di fare un terzo spostamento: via i profughi dalla pineta, peraltro riserva naturale, e dai miei alberghi».
Ma che cosa accade in quella zona? «Il giorno, la sera e la notte», racconta l'imprenditore cinquantenne, «la pineta è off limits, letteralmente monopolizzata da queste persone. Ormai fanno un ghetto: ne ho contati anche fino a 70 (uno in particolare si denuda ogni volta che passa una mamma con bambino) che, col passare del tempo, diventano sempre più invadenti, pretestuosi e minacciosi, fino a importunare i clienti delle nostre strutture».
Clienti che lasciano commenti al vetriolo sui social, impilati sulla scrivania di Bischi: «Peccato, bivacchi e prostitute davanti all'hotel. Ma l'amministrazione comunale che fa? E voi albergatori perché non vi ribellate? Così perdete prestigio».
E su Tripadvisor: «Luogo pessimo, pineta invasa da extracomunitari che schiamazzano giorno e notte. La sera prostituzione a gogò, un vero schifo». Ha tentato persino l'approccio diretto, l'imprenditore: «Mi sono avvicinato ai senegalesi, ho detto loro: “Non ho nulla contro di voi, ma per favore andatevene da qui, state spaventando i miei clienti”. Uno di questi giorni rischio di prenderle, ma che posso fare? Mi hanno anche rivelato che questa zona è stata loro indicata, ma non si sa da chi e perché, anche se ho le mie risposte. Noi imprenditori dovremmo essere uniti contro questa situazione e invece mi sento solo. Così non posso andare avanti. Qui, un tempo, i miei clienti acquistavano la seconda casa a Montesilvano. Ora chi sarebbe disposto a comprare immobili? Questa situazione non solo spazza via anni di fatiche e deprezza i miei immobili, ma soprattutto getta discredito sulla città. Ho un carattere combattivo e tenace, ma ora sono arrabbiato e demoralizzato per il modo in cui sono state gestite queste emergenze, che sono solo un danno economico per tutta la città».
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