Bellelli: lotterò contro gli abusi, sempre fedele alla Costituzione

23 Novembre 2021

Il nuovo procuratore prende servizio: «Orgoglioso di seguire le orme di Trifuoggi, Di Nicola e Mennini» Il discorso di insediamento salutato dagli applausi: «Resistere sempre dalle insidie del potere»

PESCARA. «Credo che un procuratore della Repubblica, nella collegialità del suo ufficio, debba innanzitutto garantire l’autonomia e la professionalità dei magistrati che lo compongono, sempre nell’osservanza delle prerogative specifiche della legge, dell’ordinamento giudiziario e prima fra tutte garantire uniformità nell’esercizio dell’azione penale». Il discorso del nuovo procuratore della Repubblica di Pescara, Giuseppe Bellelli, che ieri ha formalmente preso servizio, non è stato un semplice saluto, ma un intervento denso di significati su quello che sarà il lavoro che lo aspetta. «Ho l’onore», ha detto, «di essere chiamato al posto che fu di Nicola Trifuoggi, di Enrico Di Nicola, del magistrato cui sono stato affidatario, il procuratore generale Pietro Mennini. Per me è un onore essere qui sulle orme del loro cammino, con il loro esempio e il loro insegnamento». Ha parlato nell’aula dei maxi processi affollatissima, davanti ai suoi sostituti, ai vertici delle forze dell’ordine, giudici, avvocati, collaboratori, e naturalmente davanti alla moglie Roberta, e a suoi tre figli, Francesca, Tiziano e Giovanni, in prima fila e felici di questo importante traguardo raggiunto dal papà. Bellelli ha toccato punti essenziali del suo lavoro di magistrato, confermando la sensibilità che lo ha sempre contraddistinto e che qualche volta ha anche trasfuso in alcuni atti ufficiali, come quando in un caso delicato, legato alla scomparsa di un giovane, ha citato anche dei versi di un cantautore, mettendo in evidenza il suo essere uomo oltre che magistrato. Ma ieri è andato oltre. «Sentiamo ripetere», ha detto, «che il nostro processo penale è un processo di parti: ci piace questo termine. Noi siamo e saremo sempre di parte: non ci piace l’indifferenza e non ci piace chi non prende parte. Ma saremo sempre dalla parte della Costituzione della Repubblica. Questo è il nostro impegno». Ha parlato dei diritti fondamentali dei singoli e delle formazioni sociali, degli «inderogabili doveri di solidarietà» e del principio di uguaglianza: «È scritto qui in aula che la legge è uguale per tutti, ma c’è anche l’uguaglianza sostanziale: non c’è giustizia senza uguaglianza e non c’è uguaglianza senza giustizia. Sarà anche questa la parte che intendo prendere. Dalla parte del lavoro, della salute, della tutela dell’ambiente, la tutela delle persone dagli abusi relazionali, sociali ed economici che provengono da modelli privati o pubblici, con speciale attenzione al principio di separazione dei poteri, di dialogo fra le istituzioni, dei diritti civili e al diritto della difesa». Poi, ha affrontato un aspetto delicato come quello della notizia di reato. «Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria prendono la notizia di reato anche di loro iniziativa: non rinunceremo a questa potestà investigativa del pm perché occorre un impegno in più per dare risposta a chi ha sete di giustizia, ma magari non ha voce o non ha mezzi. È una potestà impegnativa e delicata che va svolta con equilibrio e prudenza: vigilerò rispetto a questo tipo di investigazioni».
Un cammino lungo, ma sempre ispirato dalla Costituzione, ha ribadito Bellelli, che ha parlato però anche delle insidie che si nascondono lungo questo percorso. «L’autoreferenzialità del magistrato che si supera con l’informazione e l’apertura al dialogo; la pigra indifferenza del magistrato burocrate che fa l’equilibrista, la tendenza quasi umana ad andare dietro a scelte più facili e brevi e meno rischiose; e l’insidia delle lusinghe del potere e dei poteri, il compromesso morale, i collateralismi, la convenienza: affronteremo insieme queste insidie con l’aiuto e la forza di chi vorrà esserci. È un impegno ad essere vigili e riconoscere queste insidie del potere, e se ci saranno, il nostro dovere sarà quello di resistere, resistere sempre. Sarà dunque un cammino faticoso, ma andremo sempre avanti e con fermezza, mai chiamandoci fuori, ma operando sempre nelle scelte fedeli alla Costituzione. E alla fine di questo cammino non certo facile, spero di poter dire con orgoglio di aver svolto solo e niente altro che il mio dovere di magistrato della Repubblica». Un intervento salutato da un fragoroso applauso dell’aula e dall’abbraccio della sua famiglia.