Berberi, uomini liberi dell’Atlante africano nelle foto di D’Angelo

18 Giugno 2014

Da giovedì 19 giugno al 23 luglio l’Aurum di Pescara ospita l’esposizione di 40 immagini con musiche originali

di Giorgio D’Orazio

«Imazighen ovvero uomini liberi, è la definizione che i berberi danno di se stessi, rifiutando il termine con cui altri popoli li conoscono fin da quando i romani li chiamavano "barbari", in quanto di madre lingua diversa dal latino o dal greco».

Questa considerazione di Vermondo Brugnatelli, linguista, saggista e docente universitario, fra i massimi studiosi contemporanei della lingua berbera, può ben fare da apripista all'interessante mostra "Amazigh: berberi del Marocco" del fotografo Luciano D'Angelo, che inaugura all'Aurum di Pescara giovedì 19 giugno, alle ore 19, presenti oltre all'autore il Console e l'addetto culturale dell'Ambasciata del Regno del Marocco a Roma, Samira Bellali, il presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso e il neo sindaco di Pescara Marco Alessandrini.

La mostra e il "Portfolio" omonimo, consistente in una raccolta in cartella di 12 fotografie scelte di pregevole stampa corredate da testi di Brugnatelli e del giornalista Claudio Valente, sono stati curati dalla Ad.Venture di Pescara e Edizioni LDA, su layout di Ivano Villani, già promotore di un'altra iniziativa per la fotografia, la mostra itinerante di grande successo "Thomas Ashby e l'Abruzzo".

In esposizione 40 immagini di grande formato, inserite in uno percorso descrittivo con musiche berbere di sottofondo, che catturerà l'attenzione dei visitatori accompagnandoli alla scoperta di un mondo che ha impegnato la ricerca fotografica di D'Angelo per 4 anni di viaggi nelle zone montane del Marocco berbero. «Un progetto importante realizzato tra il 2010 e il 2014», spiega l'autore delle suggestive immagini «accompagnato da una guida professionista di grandissima esperienza che mi ha permesso di vivere il mondo berbero in diverse stagioni. Ho conosciuto il Marocco attraverso una quindicina di viaggi, ma i berberi, questi "uomini liberi" così diversi per cultura e modi rispetto al contesto marocchino, mi hanno particolarmente affascinato», prosegue D'Angelo. «Per questo mi sono impegnato in una ricerca attenta e profonda sul significato di una popolazione che non conoscevo, una realtà inimmaginabile. Al termine di questo lavoro infatti, se dovessi definire la sensazione che ho provato userei un unico concetto, quello di popolo armonico, di un mondo dove regna l'armonia al di là delle informazioni che noi occidentali abbiamo dei berberi».

Presentata in anteprima a Pescara, città del fotografo, per volontà stessa di D'Angelo, la mostra "Amazigh: berberi del Marocco", visitabile fino al 23 luglio (tutti i giorni con orario 9-13 e 18-23:30, ingresso gratuito), proseguirà il proprio iter espositivo a Roma e Milano prima di raggiungere con ogni probabilità il Marocco.

«Questi volti, questi luoghi, questi ambienti hanno colpito l'occhio attento di D'Angelo, che li ha ritratti fissandone alcuni punti in splendide immagini che ci mostrano aspetti della vita quotidiana degli Imazighen in mezzo a una natura magnifica e ancora incontaminata, o all'interno delle abitazioni tradizionali, che in tale natura si integrano armoniosamente», scrive ancora il professor Brugnatelli, evidenziando alcuni di quegli aspetti che Luciano D'Angelo - tra i più validi interpreti della fotografia reportage a colori -, affronterà con il pubblico martedì 8 luglio, alle ore 21 a Loreto Aprutino, durante una lecture in occasione del festival di fotografia del paesaggio “Loretoview”.

Un'occasione per analizzare anche le problematiche legate alla realizzazione di questo impegnativo progetto in mostra a Pescara che, come scrive Claudio Valente nella sua introduzione al catalogo (tradotto in francese, inglese e marocchino), «racconta il mondo degli "uomini liberi" che chiedono rispetto e offrono accoglienza e amicizia a chi si accosta a loro senza pregiudizi, a chi si arrampica sulla montagna per capire e magari imparare».

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