Bloccati a Cuba, appello della figlia: riportate la mia famiglia a Pescara

26 Maggio 2020

Denise sul web: «Aiutatemi, non so più dove sbattere la testa. Investiti 2mila euro in voli mai partiti» Melvin e Anastasia da 4 mesi si trovano all’Havana e hanno speso tutti i soldi per tentare di rientrare

PESCARA. Il tam tam è partito sul web, dalla pagina Facebook di Denise Iaciancio: «Aiutatemi a far tornare a casa la mia famiglia, non so più dove sbattere la testa. Mia madre e suo marito sono intrappolati a Cuba da quattro mesi, non in vacanza e non in un villaggio turistico. Hanno buttato 2.000 euro in biglietti di voli mai partiti, cancellati all'ultimo momento, e adesso sono rimasti senza soldi ed è sfumata l’ennesima possibilità di rimpatrio».
La vicenda surreale di una coppia di pescaresi, Anastasia Benotti e Melvin Ramirez, 56 e 58 anni, bloccati dal 22 gennaio scorso all’Havana a causa dell’emergenza coronavirus, è stata raccontata ieri dal Centro. Dopo la pubblicazione dell’articolo e l’ennesimo tentativo di contattare l’ambasciata, la figlia della donna, Denise Iaciancio, ieri sera ha lanciato un appello accorato attraverso il social network per cercare di far rimbalzare il più possibile la notizia e raggiungere così anche le istituzioni nazionali.
«Sono stata contattata dalla segreteria di un parlamentare, Andrea Colletti (M5S), che non conoscevo», racconta la giovane, «mi hanno chiesto alcune delucidazioni sul comportamento dell’ambasciata. Nel mio piccolo sto cercando di smuovere la situazione, ma se non dovessero esserci riscontri ho intenzione di rivolgermi anche ai programmi tv nazionali come Le Iene, Striscia la notizia o Report».
Come riferisce Denise Iaciancio, ieri per l’ennesima volta la coppia ha telefonato all’ambasciata d’Italia a Cuba. «Quando mia madre ha detto il suo nome e cognome», aggiunge, «la dipendente ha ammesso di aver letto l’articolo e di essere a conoscenza della situazione. Ma l’unica soluzione prospettata sarebbe quella di ottenere un prestito per pagare un volo commerciale a prezzi esorbitanti. Il problema è che le compagnie attivano le tratte spesso uno o due giorni prima della partenza e la richiesta di prestito si può presentare solo una volta organizzato il volo. Il risultato è che, data la distanza così ravvicinata tra l’attivazione del volo e la partenza, il corpo diplomatico non farà in tempo ad erogare il denaro per consentire loro di imbarcarsi e tornare in Italia».
Le condizioni in cui vivono Anastasia e Melvin sono drammatiche. Raccontano che, con lo scoppio dell’epidemia e i primi contagi da coronavirus, all’Havana hanno chiuso le strade, bloccato i mezzi pubblici e imposto il coprifuoco. Uova, latte, pollo e altri generi alimentari di prima necessità arrivano con fatica anche a causa del blocco della benzina. «Ieri notte», racconta Denise Iaciancio, «appena si è diffusa la voce che al mercato stavano arrivando le uova, si è formata una fila chilometrica per cercare di accaparrarsele. I banchi dei negozi sono vuoti da settimane, non c’è più niente da mangiare. Mamma compra sottobanco il latte di capra, ma è diluito con acqua. Lei lo sa, ma non c’è alternativa. Sono provati fisicamente ed emotivamente. In quattro mesi ha perso 15 chili».
Anche le comunicazioni con l’Italia sono problematiche a causa dei costi proibitivi della connessione Internet, che nell’isola cubana rappresenta ancora un lusso per pochi. «Ricarico continuamente la scheda del telefonino di mia madre», racconta la figlia, «almeno posso sentirla e accertarmi che stia bene. Ogni tanto ci mandiamo qualche foto, ma non possiamo videochiamarci perché andrebbe via in un minuto tutta la connessione dati». ©RIPRODUZIONE RISERVATA