Bloccati i sondaggi anti-esondazione sul fiume Pescara

12 Luglio 2016

Rosciano, i titolari dei siti vallivi interessati agli interventi ora chiedono alla Regione di valutare i danni sulle colture

ROSCIANO. I roscianesi guidati dai consiglieri di maggioranza Angelo Belli e Romano Centurione, rappresentati dall'avvocato Pierluigi Cirillo, bloccano i tecnici intervenuti ieri per eseguire i sondaggi geotecnici sui terreni che dovranno ospitare le vasche di laminazione antiesondazione del fiume Pescara.

Un progetto che impegna circa 120 ettari di superficie nei territori bassi dei Comuni di Rosciano, Cepagatti, Manoppello e Chieti, di cui 50 destinato alla costruzione delle vasche e 70 per realizzare gli argini e le opere accessorie. Nonostante le ferme opposizioni e i ricorsi presentati dal movimento "No casse" il progetto segue il suo iter e il primo passo è stato quello di eseguire le indagini sui siti, test indispensabili per poter procedere alla fase di esecuzione del progetto. Il motivo del fermo imposto agli operatori arrivati con le attrezzature per eseguire i carotaggi, è che prima di procedere si sarebbe dovuto redigere un verbale in contraddittorio con la valutazione dei danni che le indagini geotecniche avrebbero arrecato alle colture dei terreni interessati.

La zona valliva del fiume consiste infatti in un esteso orto-giardino con colture intensive praticate da varie aziende agricole. In assenza dei presupposti essenziali, le operazioni sono state sospese. Passerà un po' di tempo ma dovranno effettuarsi se non si riuscisse a bloccare il progetto per il quale pendono ricorsi in varie sedi causa il disaccordo espresso dai cittadini dei centri vallivi.

Quelle vasche sarebbero necessarie alla espansione del corso del fiume Pescara in caso di piena, per scongiurare allagamenti nelle aree più a valle ormai densamente popolate e ricche di insediamenti produttivi e commerciali, molti dei quali realizzati sotto il livello del Pescara. I terreni non verrebbero espropriati, sarebbero però tutti abbassati per circa 4 metri di profondità alla quota della vena liquida del fiume, resterebbero intestati agli attuali proprietari ma soggetti a diritto di esondazione. Si potrebbe insomma continuare a coltivarli, ma con il rischio incombente del verificarsi di piene del fiume che, tra l'altro, danneggerebbero gravemente le coltivazioni. Ci sono state richieste di soluzioni alternative alle vasche capaci di consentire il deflusso delle acque quando il fiume s’ingrossa, come la pulizia degli argini e soprattutto della diga di Alanno avanzate dalla Coldiretti. È in piedi poi la contestazione sul prezzo di esproprio che il comitato No Casse rivendica a quella di mercato per i terreni edificabili e con destinazione artigianale e industriale come i 20 ettari nel Comune di Rosciano, che meritano un ristoro ben differente da quelli con destinazione agricola.

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