Bolletta di mille euro per il consumo idrico di quindici giorni

La vicenda della proprietaria di un appartamento a Popoli «Non tornerò più in Abruzzo per le vacanze»
POPOLI. Li definisce incresciosi gli episodi che accadono a Popoli dove è prorietaria di una casa con il marito che è originario popolese. Maria Teresa Rancati, nella sua abitazione, 50 mq senza riscaldamento, ci vive per soli 15 giorni l'anno, nella stagione estuiva.
«Nel 2014 riceviamo una bolletta Aca di mille euro» racconta. «Temendo una grave perdita idrica, chiediamo un sopralluogo a un idraulico che non riscontra alcuna anomalia. Noi diciamo che in 15 giorni non è possibile consumare 1000 euro d'acqua. Quest'anno poi, a Popoli non siamo venuti, ma la bolletta Aca è di 600 euro. L'avvocato incaricato per seguire la pratica non è ancora riuscito a farsi rispondere dall'Aca».
Non finisce qui. L'ultima sorpresa arriva dalla Tari con un bollettino di 198 euro contro i 150 che paga nella casa del Nord dove vive in 180 mq. di superficie. «Lo scorso anno» prosegue «abbiamo prodotto rifiuti solo per 15 giorni. Prima di ripartire, volevamo smaltire gli ultimi rifiuti, già differenziati, nella piattaforma ecologica ma ci è stato detto di lasciarli in strada, perché non potevamo prenderli. Insomma, è sconcertante pagare 200 euro per 15 giorni e per un servizio scadente». L'assessore Giovanni Diamante, interpellato sulla vicenda suggerisce alla titolare dell’abitazione popolese di controllare la sua posizione all'ufficio comunale, poiché ci sono riduzioni per chi usa saltuariamente la casa e le tariffe Tari non sono aumentate. Rancati però si dice rammaricata: «In 12 anni di vacanze in Abruzzo, siamo passati da un amore incondizionato per Popoli, i luoghi e la gente d’Abruzzo, a un odio viscerale per come la situazione sia cambiata: l'acqua era buonissima, ora sa di cloro; i commercianti da simpatici e cordiali che erano, appena sentono un accento diverso, ritoccano le tariffe. Dopo il terremoto, ho dato la casa a una famiglia di Popoli, ho donato denaro e cibo al rifugio dei cani. In città ho portato tanti amici per far conoscere loro questi luoghi. Se continua così non pagheremo più nulla lasciando che ci pignorino la casa che, fra l'altro, non riusciamo a vendere (30 mila euro) con buona pace dell'Abruzzo e della inadeguatezza degli amministratori di farne una regione capace di attirare turisti».
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