Cardiologia reparto-gioiello Ma non eviterà la chiusura
Penne, nel 2016 sono state oltre duemila le visite di cittadini non ricoverati Pasqualone (Fials): «L’ospedale serve una zona ad alto rischio, la Asl ci ripensi»
PENNE. Gli ospedali di area disagiata non prevedono il reparto di cardiologia in quanto a degenza. Anche il presidio ospedaliero di Penne, dunque, in base al riordino e allo status di ospedale di area disagiata, è destinato a perdere il reparto di Cardiologia, quello che può essere considerato un vero e proprio fiore all'occhiello sanitario. I dati del 2016 parlano assolutamente chiaro e, oltre a evidenziare una forte richiesta nell'area vestina di esami e prestazioni cardiologiche, spingono il segretario regionale Fials, Gabriele Pasqualone, a chiederne il mantenimento al general manager della Asl Armando Mancini. Nel 2016 sono state effettuate agli utenti esterni ben 2150 visite cardiologiche, 4850 Ecg, 2330 Ecocardiodoppler e 1083 Ecg dinamico.
Sono questi alcuni dei numeri più importanti che il reparto di cardiologia del San Massimo ha ottenuto sotto la guida del dottor Angelo Vacri, primario del reparto, e la sua équipe. «Gli ospedali di area disagiata non prevedono Cardiologia, ma questo non significa che non ci debba essere un’importante attività ambulatoriale come quella attuale», ha commentato il direttore sanitario Rossano Di Luzio. Per i pazienti interni, sempre nel 2016, tra visite, Ecg e altri esami strumentali, il reparto di cardiologia ha effettuato qualcosa come 5400 prestazioni.
«L'ospedale San Massimo di Penne», ha attaccato il segretario Fials Pasqualone, «serve un'area ad alto rischio soprattutto considerando le distanze, non geografiche come fatto dal ministro Lorenzin, dei tempi di percorrenza dei mezzi di soccorso. Il servizio di cardiologia h24 è fondamentale per un’adeguata assistenza sanitaria dell'area vestina. La prossima settimana presenteremo, come concordato già con il direttore generale della Asl di Pescara,Mancini, una proposta che prevede il mantenimento del servizio di cardiologia come unità operativa semplice h24. Credo che i fatti di Rigopiano debbano far riflettere tutti, politici, sindacalisti e dirigenti di qualsiasi tipo. Tutte le aree interne devono sopravvivere e avere un'assistenza sanitaria adeguata. È una questione di sopravvivenza».
«Non è giustificabile», ha concluso Pasqualone, «che nel periodo estivo possano essere chiusi i servizi di assistenza sanitaria sapendo che in tutta l'area vestina, in quel periodo, aumentano i residenti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

