Carovita, l’Abruzzo va male: peggior dato del Centro Sud

23 Ottobre 2022

Dal cibo, acqua, rifiuti e scuola a ristoranti, bar e alberghi: di quanto crescono i prezzi

PESCARA. C’è una classifica che proietta l’Abruzzo a Nord dell’Emilia Romagna. Ma nessuno ce la invidia. È la classifica del carovita e dell’aumento dei prezzi al consumo. In una parola: dell’inflazione. Che impoverisce famiglie e imprese e toglie le prospettive ai giovani.
L’Abruzzo è la sesta regione d’Italia dove la vita si è fatta più cara, ed è la peggiore del Centro Sud, se si escludono le isole dove i prezzi schizzano verso l’alto più che altrove a causa dei trasporti. Peggio di noi, quindi, si collocano solo Trentino Alto Adige, Umbria e Veneto. E se la media dell’inflazione fa segnare in Italia + 8,9 per centro, e nel centro della penisola + 8.6%, l’Abruzzo, ahinoi, vanta un preoccupante + 9.2 per cento.
È il verdetto impietoso dell’Istat che appena due giorni fa ha pubblicato la fotografia più recente dall’aumento dei prezzi. L’Unione nazionale dei consumatori quindi è entrata nel dettaglio elaborando i dati Istat sui prezzi al consumo in 80 città campione che, per l’Abruzzo, comprendono Pescara e Teramo, e prendendo considerazione cinque voci: il carrello della spesa, le scuole dell’infanzia e primarie, acqua e rifiuti, ristoranti e alberghi.
1) IL CIBO.
Per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche, se i prezzi in Italia sono saliti dell’11,7% a settembre 2021, equivalenti a una stangata pari in media a 660 euro in più su base annua, in molte città è andata molto peggio. A guidare la classifica è Cosenza, che aveva già vinto a luglio e agosto questa non gratificante classifica, ma che ora per cibo e bevande segna un ulteriore balzo annuo, +16%, pari a +1034 euro in termini di aumento del costo della vita per una famiglia media.
Al secondo posto Ascoli Piceno, con un incremento dei prezzi del 14,2% e un aggravio annuo pari a 773 euro, al terzo Viterbo dove mangiare e bere costa il +14,1% in più, 785 euro. Per quanto riguarda l’Abruzzo: Teramo, con un + 13,3%, si piazza al 13esimo posto ed è più costosa di Pescara, 44esima, con + 11,6%.
Sull'altro versante, la città più risparmiosa per mangiare e bere è Bergamo, dove i prezzi crescono "solo" dell’8,7%, pari a 498 euro. Medaglia d'argento per Como (+9,1%, +521 euro) e sul gradino più basso del podio Parma (+9,2%, +492 euro).
2) ACQUA E RIFIUTI.
Per i servizi vari connessi all'abitazione, ossia fornitura idrica, raccolta rifiuti e spese condominiali, se in Italia l'inflazione tendenziale di settembre è bassa, +1,8%, a Catania è più di 9 volte tanto, +16,4%.
Al 2° posto Bolzano con +12,4%, quasi 7 volte tanto la media nazionale, al 3° Verona con +9,7%. In Abruzzo: Pescara, con un + 3%, si colloca al 28esimo posto ed è più costosa di Teramo, 39esimo, con un + 1,8%.
Ben 21 città sono invece in deflazione. La più virtuosa è Reggio Emilia (-4,5%), al 2° posto Perugia (-3,6%), al 3° Caltanissetta (-3,3%).
3) SCUOLA.
Per quanto riguarda la scuola dell'infanzia ed istruzione primaria, che comprende scuola dell'infanzia privata e scuola primaria privata, si profila una vera stangata per le famiglie di Ancona, dove rispetto allo scorso anno questi servizi costano il 12,1% in più. Al 2° posto Como con +12%. Medaglia di bronzo per Bergamo (+9,5%).
L’Abruzzo vede Pescara e Teramo invariate, ed è il dato più confortante di tutti. Bene, invece, Olbia Tempio e Catanzaro, ambedue in deflazione con, rispettivamente, - 2,9% e - 0,9%.
4) SERVIZI DI RISTORAZIONE.
Ossia ristoranti, pizzerie, bar, pasticcerie, gelaterie, prodotti di gastronomia e rosticceria, a fronte di un'inflazione annua pari, per l'Italia, a +5,9%, a Cosenza i ristoranti rincarano rispetto a settembre 2021 del 9,9%. Al secondo posto Palermo, con +9,4% e al terzo Verona, +9,2%.
Le posizioni abruzzesi vedono: Teramo, con un + 4,6%, che si piazza al 63esimo posto ed è più costosa di Pescara, 66esima, con + 4,3%.
La città più risparmiosa è Lodi (1,7%), in seconda posizione Campobasso (+2,2%). Al terzo posto Vercelli (+2,4%).
5) I SERVIZI DI ALLOGGIO.
Ovvero alberghi, motel, pensioni, bed and breakfast, agriturismi, villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù che, a settembre, costano in Italia il 16% in più rispetto allo scorso anno.
Nonostante l’aumento sia già consistente, fa ben peggio Trapani, che guida la classifica con uno spropositato +45,5% su settembre 2021, quasi 3 volte tanto. Al 2° posto Milano, con un incremento annuo del 43,8%. Medaglia di bronzo a Venezia con +34,2%.
Per l’Abruzzo: Pescara, con un + 7,6%, si posiziona al 51esimo posto ed è più costosa di Teramo, 59esima, con + 5,3%. Sull'altro versante della graduatoria, tre le città virtuose in deflazione: Reggio Calabria (-3,3%), Massa-Carrara (-1,8%) e infine Genova (-0,7%).
©RIPRODUZIONE RISERVATA