Centrissimo: in diecimila tra vicoli e piazze, boom in tv e sui social

Grandi firme, musica e arrosticini: «Sfida vinta. Questa notte avrà un futuro»
TORRE DE’ PASSERI. La scena ha qualcosa di vagamente epico. O, se vogliamo, surreale. Di qua il palco, con alcuni grandissimi del giornalismo che si alternano, tenendo incollati alle sedie gli spettatori. Di là piazza Papa Giovanni XXIII traboccante, di persone e di vita. Al centro c’è questa terrazza, trasformata in un teatro culturale di primissimo livello, invasa dal fumo – e dal profumo – degli arrosticini. In primo piano le voci dei protagonisti – l’immensa Dacia Maraini, Sergio Rizzo, Antonio Padellaro, Pino Aprile, Arianna Farinelli – “soffocate” solo dal folk pieno di LagaBrigante, dalle battute di ‘Nduccio, dall’energia travolgente di Enrico Melozzi e dalle note intime dell’abruzzese di Setak, che arrivano dalla vicinissima piazza Plebiscito. Eccola la Torre de’ Passeri di “Centrissimo”, dei diecimila per le strade, dei settecento che animano le cinquanta “greggi” di Arrostiland, per la prima volta in notturna, in questo che potrebbe essere definito, a seconda delle prospettive, un “suk”, un caleidoscopio, un laboratorio, e forse si potrebbero immaginare altre cento definizioni.
Di certo è stato un successo enorme (anche su Rete8 che ha coperto l’evento e sui canali social del Centro, con decine di migliaia di visualizzazioni), una sfida vinta che è riuscita a mettere insieme gli “alti” e i “bassi” convenzionalmente intesi, cultura e tradizione, identità e folklore, racconto e informazione, riflessione e divertimento, Abruzzo e Italia. Da qui partono una sfida progettuale, forse un tavolo tecnico, probabilmente una nuova cartolina della regione da offrire in pasto ai mercati turistici, certamente la volontà di far sì che questa notte non resti solo “nostra”, ma possa diventare qualcosa di più. E anche in tempi rapidi.
Abbiamo chiesto un bilancio a due dei protagonisti assoluti di questa maionese tutt’altro che impazzita, il sindaco di Torre de’ Passeri, Giovanni Mancini, e Fausto Di Nella, il “guru” di Arrostiland. Il giorno dopo, quando il rumore della festa si è spento e nei vicoli è rimasto soltanto il ricordo di una serata fuori dall’ordinario (e ancora il profumo degli arrosticini) il bilancio è decisamente positivo. Entrambi indicano nello stesso elemento la chiave del successo: l’incontro, apparentemente azzardato, tra una proposta culturale di livello nazionale e il rito collettivo dell’arrosticino.
«Non c’è nulla che non mi sia piaciuto», dice Mancini. «Se devo indicare il cuore pulsante dell’iniziativa, scelgo la terrazza culturale. È stato un evento nell’evento, di notevole fattura. Ma è riuscita benissimo anche tutta l’altra parte della manifestazione. Melozzi, con la sua professionalità, ha fatto la differenza, così come ’Nduccio e tutti gli altri protagonisti». Una macchina complessa, preparata in poco tempo e chiamata a gestire flussi di persone, sicurezza, collegamenti ferroviari, spettacoli, ristorazione e una pluralità di spazi. «Non c’è stato molto tempo per organizzare», sottolinea il sindaco, «eppure è stato fatto tutto a puntino. Bisogna ringraziare ogni singolo elemento che ne ha fatto parte, insieme alla direzione e all’intero gruppo del Centro, che ha scelto di celebrare qui i suoi primi quarant’anni».
Torre de’ Passeri ha risposto mettendo in campo quella che Mancini considera ormai una vera vocazione: l’accoglienza. «Si conferma un paese che sa organizzare, raccogliere le sfide e soprattutto realizzarle. Manifestazioni di questa portata non sono affatto semplici: richiedono rapporti con Questura, Prefettura e istituzioni e il rispetto di norme molto rigorose. Anche da questo punto di vista siamo diventati esperti». Dopo Arrostiland, “Centrissimo” ha rappresentato una nuova prova di maturità. Non necessariamente per i numeri, osserva Mancini, quanto per la valenza dell’iniziativa.
«La volontà dell’amministrazione è sempre stata quella di rendere Torre de’ Passeri più ricettiva e di far conoscere il paese e l’intero territorio attraverso l’accoglienza. È questa la nostra missione e credo che stavolta siamo riusciti a realizzarla pienamente». La fotografia simbolo, per il sindaco, è quella scattata dall’alto con un drone: una visione capace di racchiudere in una sola immagine la terrazza, la piazza, i vicoli, le greggi di Arrostiland e la folla. «Quello scatto contiene un messaggio, un’idea, un mese di organizzazione e la forte volontà di un gruppo editoriale che ha scelto Torre de’ Passeri, nel cuore dell’Abruzzo».
Ma nella memoria restano soprattutto le parole ascoltate durante la serata. «La compostezza e l’educazione del racconto di Dacia Maraini, Antonio Padellaro che ha tenuto il pubblico inchiodato alle sedie, Sergio Rizzo con la sua lettura lucidissima della politica contemporanea. E poi Setak, la sua storia e le sue canzoni, nelle quali molti abruzzesi possono riconoscersi. Sono emozioni che porterò con me». Per Mancini, dunque, cultura e tradizione popolare non sono mondi destinati a rimanere separati. «L’arrosticino, le canalette, la musica, la convivialità raccontano l’abruzzesità. Accostarli alla cultura è stato un binomio forse mai sperimentato fino in fondo. Ora bisogna proseguire su questa strada». Il sindaco immagina già un possibile sviluppo: «Il mio sogno è creare un’associazione di secondo livello, mettendo insieme più realtà per raccontare meglio il mondo culturale abruzzese e unirlo alle tradizioni. Dovrebbe nascere un tavolo tra associazioni e istituzioni, aperto non soltanto a Torre de’ Passeri, ma all’area casauriense e all’intera regione. Abbiamo un oro abruzzese che non riusciamo ancora a valorizzare completamente. Non ci sono soltanto le montagne, l’entroterra e la costa: c’è anche il patrimonio culturale che produciamo quotidianamente».
Lo stesso entusiasmo emerge dalle parole di Fausto Di Nella. Il leader di Arrostiland sottolinea innanzitutto la capacità del Centro di uscire dalle pagine del giornale e di farsi comunità. «Siamo contenti che il Centro abbia trovato una sua connotazione reale. È uscito dal giornale e dalla piattaforma di comunicazione ed è andato nelle piazze, nei vicoli e sulle terrazze di Torre de’ Passeri per incontrare direttamente i lettori». Arrostiland, assicura Di Nella, è pronta a fare nuovamente la propria parte nel caso in cui l’esperienza dovesse essere riproposta. «Siamo a disposizione anche per il futuro, qualora si decidesse di confermare l’evento. È stato un onore e soprattutto un piacere presentare i video con i sindaci e gli amministratori presenti, subito dopo l’esibizione di Melozzi che aveva riempito la piazza». A colpirlo è stata soprattutto la qualità degli ospiti e del pubblico. «Mi è rimasto impresso l’aspetto culturale, la connotazione che gli ospiti hanno dato alla serata e la fame di cultura di chi ha scelto di trascorrere qui la giornata o la serata. Mia moglie si è commossa».
Due anni fa Arrostiland aveva già sperimentato una declinazione culturale, coinvolgendo personaggi del territorio. “Centrissimo”, però, ha consentito un salto di scala grazie alla presenza di firme di livello nazionale. La vera scoperta, secondo Di Nella, è stata vedere come il pubblico si muovesse naturalmente tra i diversi spazi. «A chi partecipa ad Arrostiland piace passeggiare in mezzo alle greggi. È accaduto anche stavolta: le persone camminavano, si fermavano, conoscevano gli altri, parlavano. Anch’io, prima di andare sotto il palco, sono passato tra le greggi ed è stato molto bello. È un momento di condivisione, ma per chi non lo ha mai vissuto diventa anche un motivo di curiosità e di interesse».
Circa cinquanta le greggi predisposte, per una capacità stimata di settecento persone, anche se nell’area di Arrostiland hanno gravitato complessivamente quasi mille partecipanti. Una scelta prudente, spiega Di Nella, perché si trattava del primo appuntamento organizzato in notturna e fuori dalla stagione abituale. «Lo abbiamo considerato una sorta di numero zero. La notte, gli orari e il periodo dell’anno rendevano questa esperienza completamente diversa dalle precedenti. Per questo siamo stati conservativi, ma siamo molto soddisfatti». Resta l’immagine forse più efficace dell’intera serata: gli ospiti che parlano sulla terrazza mentre dal basso sale il fumo degli arrosticini. Una scena che, sulla carta, poteva sembrare quasi irriverente e che invece ha finito per rappresentare l’essenza della manifestazione.
«È stata proprio quella la cosa bella», dice Di Nella. «C’era la dimensione del salotto, quella della strada e quella della piazza. C’era il palco, c’erano le greggi, c’era la musica. Un’offerta per tutti: per chi voleva ascoltare voci autorevoli, per chi cercava le canzoni e la musica popolare, per chi voleva mangiare un arrosticino passeggiando». Più che la base per una strategia turistica, Di Nella vede in questo modello un potente strumento di promozione territoriale. «Sugli eventi è difficile fondare da soli una strategia turistica. Ma può essere una formula molto interessante per promuovere il territorio, proprio grazie a questa compresenza tra “alto” e “basso”, sempre tra virgolette: la cultura di altissimo livello della terrazza e la dimensione popolare della strada». Una contaminazione riuscita, dunque, non un semplice accostamento. Per una notte Torre de’ Passeri ha mostrato che l’Abruzzo può raccontarsi senza scegliere tra i libri e le braci, tra la parola e il cibo, tra il salotto e la piazza. Può tenere tutto insieme. E proprio in quel caleidoscopio di voci, profumi e incontri potrebbe esserci l’eredità più autentica di “Centrissimo”.
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