3 agosto

Oggi, ma nel 1982, in tutta Italia, l’etichetta discografica partenopea Vis Radio pubblicava “Nu jeans e ‘na maglietta”, l’ottavo album inciso in studio del cantautore napoletano Gaetano “Nino” D’Angelo, di 25 anni, che consacrava la sua carriera e che darà anche il titolo al musicarello, diretto da Mariano Laurenti, con Roberta Olivieri di 16 (nella foto, particolare, da una scena del lungometraggio), ambientato sull’isola di Capri, che uscirà nelle sale cinematografiche del Belpaese il 14 gennaio ‘83. E che ai botteghini terrà testa persino a Flashdance, di Adrian Lyne. Il 33 giri prodotto da Franco De Paolis riprendeva il filone di successo avuto con “Celebrità”, raccolta rilasciata, il 10 giugno 1980, dalla casa milanese Discoring 2000 alla quale era seguita il lungometraggio omonimo.
Ovvero l'esordio sul grande schermo per il caschetto biondo più famoso dello Stivale dopo Raffaella Carrà e Caterina Caselli, con Ninì Grassia dietro la macchina da presa e la partecipazione dell’attrice d’esperienza della sceneggiata Regina “Bianchi” D’Antigny. Pellicola che era stata proiettata su è giù per la Penisola il 13 novembre 1981. Le sofferte storie d’amore e di diseguaglianza sociale intonate in “Nu jeans e ‘na maglietta” rendevano definitivamente il "guagliuncello", che aveva esordito al microfono nel 1976 col singolo “A storia mia (O scippo)”, autofinanziato, simbolo di caratura nazionale della cultura di strada sorta all’ombra del Vesuvio. Quella riuscita ad approdare ben oltre il neomelodico diventando pop.
Nel periodo in cui la scena del post "Neapulitan folk", il nuovo canto capace di superare Putipù e Triccheballacche, era dominata da Patrizio Esposito, “O scugnizziello ‘e Porta Capuana”, che morirà anzitempo, d’overdose, il 27 gennaio 1984 a 23 anni, si compiva la rivalsa dell’ex venditore di gelati nella stazione ferroviaria di Napoli centrale. Quello che aveva dovuto interrompere gli studi per andare a guadagnarsi da vivere. Che s’era sposato, il 25 luglio 1979, a 22 anni, con Annamaria Gallo da Casavatore che, il 6 dicembre di quello stesso ’79, aveva dato alla luce il primogenito Antonio “Toni”, futuro regista nonché allievo del cineasta statunitense Abel Ferrara. E che aveva dovuto sgomitar non poco per farcela.

