2 agosto

Oggi, ma nel 1987, a Caserta, nella caserma dei carabinieri, Michele Acconcia, vice presidente della Casertana calcio, denunciava la sparizione del fratello Nicola Acconcia, facoltoso imprenditore di 46 anni di Recale. A Ferragosto verrà arrestata l’amante Rita Speranza Squeglia, segretaria in una rappresentanza commerciale, di 25, che confesserà d’averlo strangolato, col foulard, il 31 luglio, a Positano, nel monolocale affittato per il fine settimana passionale, dopo averlo sedato con del sonnifero sciolto nella tisana, perché aveva insistito molto nel voler avere un rapporto intimo “particolare”. E di averlo contestualmente chiuso nella grande valigia Samsonite. Il 22 agosto l’ex studentessa dell’Istituto superiore di educazione fisica, legata da 8 mesi sentimentalmente alla vittima che era il marito della cugina del padre, benché fidanzata con un altro, condurrà gli esponenti dell’Arma nel giardino di casa sua, a Recale, dove aveva trasportato, a bordo della sua Volkswagen Polo, il bagaglio da 70 chilogrammi di peso col corpo senza vita di Nicola.
E dove, con l’aiuto della madre Anna Cervo, l’aveva occultato dentro un bidone di lamiera sepolto sotto uno strato di sabbia e calce (nella foto, particolare, la notizia riportata sulla “Stampa” di Torino, del 23 agosto ’87). Il 14 agosto Rita verrà tradita dalla tessera autostradale del malcapitato rinvenuta da un automobilista sulla A2 Roma-Napoli. Come già anticipato Nicola era sposato con Teresa, dalla quale aveva avuto tre figli: Antonio, Pietro e Margherita. Il fatto di sangue destava enorme clamore mediatico non solo in Campania. Lei era stata vittima di violenza carnale quando era diciannovenne ed era rimasta traumatizzata dal fattaccio.
Sospettava persino che Nicola fosse stato presente in quel frangente perché conosceva dettagli che lei non gli aveva mai rivelato. Come il riferimento al rapporto intimo “particolare” al quale lei era stata costretta dai tre sconosciuti incappucciati, rimasti impuniti, in quel frangente d’abuso nl capannone recalese. Il 2 dicembre 1989, in primo grado, l’assassina verrà condannata a 22 anni e 6 mesi di reclusione, pena che verrà poi ridotta a 18 in appello. Tutta la vicenda verrà rievocata nel film “Senza movente”, del 1999, del regista teatino Luciano Odorisio, con gli attori Anita Caprioli ed Ennio Fantastichini.
