Cervi, la Regione risponde alle 95mila firme del Wwf

2 Settembre 2024

Altre sette Regioni fanno già come l’Abruzzo: il dossier è sul tavolo di Marsilio Dall’abbattimento dei capi in eccesso al prezzario per sparare anche ai cuccioli

L’AQUILA. Non esiste un caso Abruzzo perché i cervi, cuccioli e adulti, vengono già abbattuti in altre sette Regioni d’Italia. Dove i cacciatori pagano una tariffa per ogni capo eliminato.
Così la maggioranza di centrodestra risponde alle 95mila firme raccolte dal Wwf Abruzzo e agli appelli che la scrittrice Donatella Di Pietrantonio e il regista Riccardo Milani hanno rivolto al presidente della Regione, Marco Marsilio, per far revocare la delibera di giunta che autorizza l’abbattimento di 469 capi in Abruzzo, a partire da lunedì 14 ottobre.
L’assessore Emanuele Imprudente, vice presidente della giunta con delega alla caccia, va al contrattacco ricorrendo all’arma mediatica dell’indagine comparativa. Il dossier raccolto dal suo Dipartimento è già sul tavolo del governatore che dovrà decidere se e quando diffonderlo.
Lo studio, che siamo in grado di anticipare, contiene le informazioni sulla caccia selettiva ai cervi già avviata in altre regioni. Alcune delle quali, come Toscana ed Emilia Romagna, si sono affidate alla società cooperativa toscana DreAm, la stessa che ha svolto la consulenza tecnico-scientifica su cui si è basata la delibera degli abbattimenti dei cervi in Abruzzo.
È il Piemonte a guidare la classifica con 3.026 esemplari da eliminare negli Ambiti territoriali di caccia di Alessandria e Alpino Torino 2. E proprio nel tariffario previsto per l’Atc alessandrino compare uno dei prezzi più elevati (750 euro) che i cacciatori sono chiamati a corrispondere per ogni esemplare adulto abbattuto (in Abruzzo può invece raggiungere il costo massimo di 600 euro ma solo nel caso di cacciatori non residenti in regione, mentre scende a 250 euro per i residenti). Anche per i cuccioli, ad Alessandria, si paga molto: 250 euro contro i 50 previsti in Abruzzo. Dopo il Piemonte, in classifica, si piazza il Friuli Venezia Giulia, con 2.212 capi da eliminare, che però non prevede alcuna tassa per sparare ai cervi ma autorizza la caccia tradizionale anche a caprioli, camosci, daini e mufloni.
E al terzo posto c’è la Toscana dove saranno abbattuti 1.167 esemplari negli Atc di Pistoia, Val Tiberina e Massa 13, che detiene il record delle tariffe perché prevede 800 euro per l’abbattimento di un maschio adulto. Il dossier predisposto dall’assessore Imprudente, quindi, indica che nella classifica nazionale già questa prime tre Regioni hanno pianificato che, nel 2024, debbano essere uccisi 6.405 esemplari in eccesso di cervi. Ma la lista prosegue, in modo politicamente trasversale, con l’Emilia Romagna dove, nell’Atc del capoluogo di Regione Bologna, i capi da abbattere sono 499, con tariffe non molto differenti da quelle abruzzesi. Chiudono la lista il Lazio (appena 34 cervi nell’Atc di Rieti a tariffa unica di 150 euro) e le Marche per le quali l’indagine comparativa indica solo il costo di 100 euro ad esemplare cacciato all’Atc di Ancona 2.
Per la giunta Marsilio non esiste un caso Abruzzo. Ma l’Abruzzo, regione verde d’Europa, è diventato un caso. (l.c.)