«Chiedere sostegno psicologico, tenere un diario e denunciare»

«Non si può pensare di affrontare tutto da soli». Una vittima di maltrattamenti o di stalking non può sostenere in solitudine un dramma del genere ed è bene che si rivolga, «per ottenere un sostegno...
«Non si può pensare di affrontare tutto da soli». Una vittima di maltrattamenti o di stalking non può sostenere in solitudine un dramma del genere ed è bene che si rivolga, «per ottenere un sostegno psicologico, ad una associazione o una struttura specializzata, e ce ne sono anche di pubbliche. L’aspetto psicologico è il più difficile da affrontare». Dal dirigente della squadra Mobile, Pierfrancesco Muriana (foto), arrivano alcuni consigli utili a chi subisce violenze psicologiche o fisiche e non sa come uscirne. «Mai pensare che termineranno. C’è la tendenza a colpevolizzarsi, a giustificare l’aggressore, a perdonarlo», anche perché ci «sono uomini violenti, che picchiano e maltrattano le donne ma poi chiedono scusa e assicurano di non farlo più». Invece questo tipo di reati si ripete, è «reiterato», e la polizia consiglia di «denunciare» i responsabili. Trattandosi di episodi in successione «bisogna annotare ciò che accade, tenere una sorta di diario» perché la memoria può tradire. «Messaggi, fotografie e posta elettronica vanno conservati, salvati sul telefono o sul computer, per avere a disposizione le prove delle molestie e delle minacce ricevute». I fatti dimostrano che non è così semplice mantenere la posizione. «È capitato più di una volta che le denunce siano state ritirate», dice Muriana. E c’è il caso limite di una ragazza che ha sollecitato e ottenuto un provvedimento a carico del suo ex (il divieto di avvicinamento) ma poi si è presentata in questura con lui, per chiedere di ritirare tutto. Altri consigli utili: «Mai accettare un ultimo appuntamento chiarificatore perché ci potrebbe essere una esplosione di violenza, ed è meglio non presentarsi soli». Da sapere che ci sono indici di pericolosità diversa, a seconda delle parti del corpo colpite, «e quando arriva un pugno in faccia c’è il rischio di degenerare». Un caso limite? «Quello di un uomo e una donna che si maltrattavano a vicenda. Si sono lasciati». (f.bu.)

