Chiusure anticipate «Vanno sospesi i costi fissi dei gestori»

Confartigianato e Pescara viva: niente tasse per sei mesi Confcommercio alla carica: stavolta scenderemo in piazza
PESCARA. Bar, pub, gelaterie, ristoranti. Molte delle attività che il governo Conte vuole chiuse alle ore 18 sono le stesse che ogni giorno alzano le serrande alla medesima ora per proseguire fino a tarda notte. Il mini lockdown varato ieri sera dalla squadra governativa spegne la movida e accende la rabbia di imprenditori e artigiani pronti a serrare le fila e scendere in piazza, davanti ai palazzi del potere capitolini, per protestare contro le nuove misure restrittive anti Covid in vigore da oggi. «Tre imprese su cinque, dal food alla filiera, dal benessere alla moda e al commercio alimentare e non, chiuderanno definitivamente», è l'affondo di Fabrizio Vianale, direttore generale di Confartigianato provinciale; Giancarlo Di Blasio, Confartigianato Imprese e Mario Palladinetti, presidente del Consorzio Pescara Viva, «se non saranno azzerate, di sei mesi in sei mesi sino a fine emergenza sanitaria, i costi fissi: bollette, cartelle esattoriali, tasse locali, rifiuti e occupazione di suolo pubblico. Per le aziende sarà un colpo di grazia se non arriveranno ristori immediati». Stessi toni allarmistici per Riccardo Padovano, presidente Fipe Confcommercio Pescara, che incalza: «Le misure del nuovo decreto costeranno 2,7 miliardi di euro e rischiano di portare alla chiusura migliaia di esercizi pubblici del nostro territorio se non seguiranno con immediatezza contributi a fondo perduto, proroga della cassa integrazione, crediti di imposta sugli affitti e azzeramento delle tasse nazionali e locali fino alla fine dell'emergenza». Il premier Conte promette: «I ristori arriveranno direttamente sul conto corrente dei diretti interessati con bonifico bancario dell'Agenzia delle Entrate».
Intanto però l'analisi di Confcommercio e Confartigianato sulla situazione economica delle imprese locali è spietata. Padovano, Confcommercio: «Gli imprenditori si sono dimostrati persone responsabili che rispettano i protocolli sanitari imposti, ma non possono più reggere questa situazione che decreta la loro condanna a morte. Ci prepariamo a una grande manifestazione di protesta». Vianale, Confartigianato, mette il dito nella piaga: «Molte delle attività che il governo vuole chiudere, bar, ristoranti, gelaterie, normalmente aprono proprio alle 18. Quindi ora resteranno chiuse. È una follia. È il momento, invece, di liberare gli orari. Bisognerebbe tenere aperti i negozi h24 per dare la possibilità alle imprese di distribuire le presenze nell’arco della giornata. Promuoveremo una manifestazione pacifica e in sicurezza, la cui data verrà definita a breve», rende noto Vianale, «intanto chiediamo alla politica locale, dal Comune alla Regione, di supportarci e di rappresentare le nostre istanze al governo centrale».
Confartigianato e Pescara Viva sollevano un'altra questione: «Ci sarà un'esplosione delle consegne a domicilio, necessario prevedere controlli rigidissimi sul settore dei riders e del delivery, per evitare prevedibili forme di lavoro nero, come accaduto con gli abusivi dell'hair stylist e delle manicure, e di sfruttamento». «Siamo consapevoli di dover frenare l'onda dei contagi, ma bisogna anche evitare che la crisi, nei prossimi mesi«, concludono le associazioni, «possa avere conseguenze ancora più drammatiche dell'emergenza sanitaria in atto».
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