Ciavattella: in gara contro i miei limiti poi andrò negli Usa

PESCARA. Tra i professionisti dell’Ironman ce n’è uno made in Pescara. È Jonathan Ciavattella, 35 anni, già triatleta del gruppo sportivo dell’Esercito e ora istruttore degli allievi del 235° Rav...
PESCARA. Tra i professionisti dell’Ironman ce n’è uno made in Pescara. È Jonathan Ciavattella, 35 anni, già triatleta del gruppo sportivo dell’Esercito e ora istruttore degli allievi del 235° Rav Piceno. Per lui, la gara di domenica non sarà una passerella: in palio c’è l’accesso al campionato mondiale Ironman 70.3 che si svolgerà a Chattanooga (Tennessee) negli Stati Uniti a settembre.
Ironman: basta questa parola per dare un alone mitico a una gara di triathlon. Cosa significa essere un Ironman?
«L’Ironman è un’esperienza di vita. E io lo dico da professionista ma sono anche uno che ascolta le voci degli amatori. Il primo pensiero di un professionista, a fine gara, è chiedersi dove si può migliorare alla ricerca di un tempo più basso mentre tra gli amatori c’è l’emozione di una vittoria contro se stessi per terminare la gara. È una sfida contro se stessi».
Nell’ambiente si dice: Ironman non si nasce ma si diventa. È vero?
«La prestazione si costruisce prima mentalmente e poi fisicamente perché è una gara a superare i propri limiti. Mentalmente, bisogna credere in se stessi per arrivare alla fine. Ci sono sempre momenti in cui dici “non ce la faccio più” ma i momenti di crisi passano. È come nella vita: a volte vuoi gettare la spugna, ma poi vai avanti dicendo “ce la faccio”.
L’Ironman quanta preparazione richiede?
«Per un Ironman completo – 3,8 chilometri di nuoto, 180 di bici e 42 di corsa – ci vogliono almeno 6 mesi. Per il 70,3 – 1,9 di nuoto, 90 di bici e 21 di corsa – possono bastare 3/4 mesi partendo da zero. Ovviamente, solo per la soddisfazione di finire le gare».
Ormai manca poco: un consiglio agli amatori che si allenano da un anno per non rovinare tutto all’ultimo.
«Esagerare con gli allenamenti durante l’ultima settimana non serve a niente: ormai quello che è fatto è fatto. Ora, bisogna solo concentrarsi e partire: rilassarsi e pensare a quello che si deve fare in gara. Cioè pensare di non andare troppo forte nel nuoto, studiare il percorso ciclistico, pianificare l’alimentazione per la gara. Organizzazione prima di tutto».
E lei come si allena?
«Una preparazione invernale, poi, ho fatto altre gare, l’ultima a Palma de Mallorca. Ora, Pescara e poi Edimburgo. Queste gare servono per acquisire punteggio per la qualificazione al mondiale con i primi 50 al mondo. Finora, ho un buon punteggio, sono nel ranking mondiale e mi gioco le mie carte».
Ha già pianificato la gara?
«Gareggerò come al solito. Cercando di uscire dall’acqua davanti a tutti visto che sono un buon nuotatore e, poi, giocandomi le mie posizioni in bici e nella corsa».
A Pescara l’Ironman è una tradizione con migliaia di atleti e accompagnatori: è anche turismo?
«Un evento così grande fa bene all’indotto turistico con tanti stranieri che vengono a conoscere Pescara e l’Abruzzo. La nostra regione è uno dei posti migliori per allenarsi tra montagna e mare. Un po’ come la Nuova Zelanda». (p.l.)

