Collezione Di Persio Sbloccati i lavori nell’ex Banca d’Italia

Il museo ospiterà i 200 capolavori donati dall’imprenditore Ma il museo d’Orsay di Parigi insiste: li vogliamo anche noi
PESCARA. Si riaccendono i riflettori sulla vicenda della ex Banca d'Italia di viale d'Annunzio. Si calcano le impalcature e la struttura rilevata dall'imprenditore e collezionista d'arte Venceslao Di Persio potrebbe davvero diventare un museo.
«Dopo sette anni di tribolazioni, incomprensioni e capricci della precedente Soprintendenza, con alternanza di inghippi burocratici e giudizi amministrativi sulla questione», esordisce Di Persio, «sembra che gli attuali vertici della Soprintendenza per i Beni architettonici e del paesaggio abbiano imboccato una direzione costruttiva, autorizzando interventi fondamentali sull'edificio, ormai fatiscente, con costi notevolmente lievitati. Abbiamo potuto iniziare i lavori e spero davvero che non ci siano più battute d'arresto e che si possa avverare il sogno di realizzare a Pescara un museo degno di questo nome».
Chi ci spera un pizzico in meno, probabilmente, è Beatrice Avanzi, conservatrice del Museo d'Orsay di Parigi che già tre anni fa, come scrisse in esclusiva il Centro, arrivò a Pescara per conoscere Di Persio e sua moglie Rosanna Pallotta ma soprattutto per soffermarsi sulla loro prestigiosa collezione. Un patrimonio culturale, e non solo, che interessa a molte istituzioni - anche in Italia, da Ascoli Piceno a Siena a Milano - tutte pronte a ospitare con strutture adeguate e spazi dedicati le oltre 200 opere della raccolta Di Persio, Museo d'Orsay in testa.
«Ormai sono anni che seguo gli sviluppi della vicenda, le difficoltà, le nuove acquisizioni, i progetti dei collezionisti Di Persio», racconta Avanzi, «Resta e anzi diventa sempre di più una collezione di grandissima qualità, che merita di essere esposta a un pubblico quanto più ampio possibile. Per questo ritengo che sarebbe un incredibile privilegio averla per la città di Pescara, dove la collezione è nata e ha la sua attuale casa, ma allo stesso tempo ritengo che un corpus di opere così ricco e unico troverebbe la sua dimensione ideale in una sede internazionale».
Il d'Orsay parigino, per esempio. «Questa collezione, d'altronde, contempla decine di opere di primissimo livello di scuola francese ottocentesca, Barbizon e Fontainebleau, e posso affermare che rappresenta una delle più belle collezioni che ho visto fuori dalla Francia relative a questo periodo artistico, tra quelle private senz'altro la più bella, anche perché Di Persio ha avuto la competenza e la capacità di accaparrarsi in questi decenni veri e propri capolavori di autori francesi, pittori come Courbet, Jules Dupré, Georges Mitchell, Theodore Rousseau, Daubigny, Diaz de la Pena. E poi c'è tutta la parte di scuola italiana, in particolare napoletana, con mostri sacri della pittura dell'800».
La conservatrice Avanzi insiste sul concetto di «collocazione ideale», insiste su Parigi. Ma non nega che la struttura individuata e acquisita dai Di Persio per ospitare a proprie spese una fondazione e un museo capaci di esporre, tutelare, valorizzare e promuovere la loro raccolta d'arte, sia idonea per lo scopo. «È encomiabile la pazienza di Di Persio nell'attendere i nulla osta della Soprintendenza ai suoi progetti; ama molto la sua città e ha insistito perché il suo sogno si realizzasse là. Ho anche visitato la ex Banca d'Italia prima che cominciassero i lavori, ho trovato una struttura molto bella che con alcuni indispensabili accorgimenti può risultare adeguata per ospitare un museo, sarebbe davvero un regalo per l'Italia, per l'Abruzzo e soprattutto per Pescara. E le istituzioni locali, Soprintendenza in primis, credo che dovrebbero sempre incoraggiare progetti culturali di questo spessore, come un cittadino che mette a disposizione della collettività il suo patrimonio più affezionato, facendo in modo che tutto vada al meglio. In caso contrario, le porte del Museo d'Orsay restano aperte e io un po' ci spero ancora che questi quadri possano essere esposti e diventare patrimonio di Parigi».
Del valore della collezione Di Persio d'altra parte si sono accorti presto tanti critici e curatori, per esempio Federico Mazzocca e Vittorio Sgarbi che ha chiesto in prestito, per la grande mostra Il Tesoro d'Italia all'Expo 2015 di Milano, ben dieci opere, facendo Di Persio il maggior prestatore. E poi ci sono tanti altri prestiti, per importanti esposizioni, al Museo di Salò, alla Basilica di Pietrasanta a Napoli per la mostra i Tesori Nascosti, alla Pinacoteca di Ascoli Piceno, al Palazzo Ducale di Mantova, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Parma, al Castello Ursino di Catania e al Palazzo Zevallos di Napoli, al San Domenico di Forlì, nei musei di Bordeaux e di Atene, tante mostre in corso, altre in fase di realizzazione, mentre le richieste di prestiti continuano ad arrivare a Pescara, a Di Persio, dall'Italia e dall'estero.
Quella che arriva ancora una volta da Parigi, però, è una richiesta ben diversa: una donazione al d'Orsay di una selezione delle migliori opere, per delle sale dedicate ai coniugi Di Persio in uno dei musei più visitati al mondo. Una proposta su cui Avanzi insiste ma che Di Persio, per ora, sta ancora attentamente valutando.
«A questo punto, mi auguro che non ci siano più sorprese o capricci», commenta Di Persio, «perché nonostante i corteggiamenti di tanti musei, primo fra tutti il d'Orsay, vorrei che la collezione restasse a Pescara. Vorrei accendere un faro internazionale dell'arte nella mia città e mi auguro, ora che il progetto è stato approvato, salvo alcuni punti ancora in sospeso di non avere ulteriori ostacoli da parte della Soprintendenza per la realizzazione del mio museo».
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