Condannati 2 finanzieri «Sorpresi ai videopoker nell’orario di servizio»

24 Settembre 2022

Pene fino a 9 mesi: «Niente controlli in strada, giocarono alle slot» Un collega provò ad aiutarli ma ora è nei guai per falsa testimonianza

PESCARA. Avrebbero dovuto passare la notte a controllare le strade di Pescara con i posti di blocco per frenare l’affare dello spaccio di droga e invece si chiusero in un’agenzia di scommesse per «giocare con le slot machine, intrattenendovi a più riprese dalle 00.33 alle 2.57». Due ore e 24 minuti di puntate, passate in mezzo ai giocatori abituali e sotto le telecamere di sorveglianza del locale nella zona dei Colli: per questo, due finanzieri di Pescara, M.P. di 55 anni e D.V. di 51, sono stati condannati alla pena di 8 e 9 mesi di reclusione. I due militari sono stati dichiarati colpevoli del reato di «violata consegna e di abbandono di posto», con le aggravanti del grado rivestito e del servizio armato.
L’ULTIMA SCOMMESSA I due finanzieri, finiti prima sotto accusa davanti al tribunale militare di Roma e poi alla Corte militare d’appello, hanno tentato la carta dell’ultimo ricorso in Corte di Cassazione per riabilitarsi: in una memoria difensiva curata dall’avvocato Marco Di Giulio hanno assicurato che, quella notte del 2018, non stavano giocando ai videopoker per passatempo ma erano impegnati a «controllare» i frequentatori della sala giochi. Dichiarazioni, recita però la sentenza della Cassazione, «oggettivamente inverosimili, oltre che prive di qualunque riscontro documentale»: controlli per un’indagine mai esistita, argomenta la Cassazione. In tre pagine, il presidente della Prima sezione penale, Carlo Zaza, chiude il caso: oltre alla condanna, i finanzieri dovranno pagare anche le spese processuali. La sentenza non ammette scuse per due rappresentanti delle forze dell’ordine e parla di «particolare gravità del fatto».
«CONSEGNA VIOLATA» Quella notte, entrambi i finanzieri erano «comandanti di servizio di perlustrazione e controllo stradale e del territorio per il contrasto al contrabbando ma in violazione della consegna ricevuta», dice l’accusa, «abbandonarono il posto di servizio per recarsi all’agenzia di scommesse dove giocarono con le slot machine». Una presenza prolungata nel locale che non passò inosservata e, proprio da qui, nacque il procedimento penale. L’accusa di aver giocato ai videopoker anziché fare i posti di blocco sulle strade della città ha tenuto, poi, in due gradi della giustizia militare.
DUE TESTIMONI Davanti alla Cassazione, M.P. e D.V. hanno proposto «una diversa lettura delle prove», a partire dalle dichiarazioni dei testimoni: secondo i condannati, quelle ore trascorse nella sala scommesse erano di lavoro investigativo ma un testimone, anche lui finanziere, «escluse, con dovizia di particolari e in linea con le ulteriori evidenze probatorie, di avere avuto una riunione» con i due condannati e con un altro finanziere, «nel corso della quale offrì di anticipare dei soldi per giocare alle macchinette così da poter controllare i frequentatori della sala giochi».
FALSA TESTIMONIANZA I due condannati hanno provato anche a capovolgere il giudizio di «inattendibilità» assegnato alle dichiarazioni di un altro testimone, sempre finanziere, favorevoli agli accusati. Ma quella versione è stata giudicata anche nel terzo grado di giudizio «oggettivamente inverosimile, oltre che priva di qualunque riscontro documentale». Tanto che poi lo stesso finanziere è stato accusato di falsa testimonianza.