Confindustria alla ricerca degli allevatori del futuro

6 Aprile 2019

Gli industriali di moda e agroalimentare presentano il progetto Autoctonie: 10 partner per rilanciare la filiera della lana e della carne con Università e Parco 

PESCARA. Ci sono aziende che hanno bisogno della lana, come Brioni o Belisario. Altre che necessitano delle carni per fare gli arrosticini, come Spiedì. Ma mancano le pecore nella regione, l’Abruzzo, celebrata come terra della pastorizia. O meglio, non c’è numero di capi ovini sufficiente per soddisfare le esigenze delle imprese che vorrebbero utilizzare la materia prima di qualità per certificare ed esportare, anche all’estero, il “made in Abruzzo”.
C’è, inoltre, necessità di intercettare le nuove generazioni che hanno voglia di imparare un mestiere, «bastano 250 pecore per fare un’azienda», il cui «prodotto appena pronto, lana, pelle, formaggio e carni, è già venduto», spiegano da Confindustria che con questo progetto intende avviare alla formazione i «pastori del futuro» coinvolgendo non solo gli interessati che hanno una tradizione familiare di settore alle spalle da tutelare.
È con queste premesse che nasce il “progetto Autoctonie”, presentato ieri dai vertici di Confindustria Pescara-Chieti, che si avvale della collaborazione dei dipartimenti di Economia dell’università D’Annunzio. Scopo dell’iniziativa è ricostruire la filiera della lana e della carne ovina ripartendo dal basso, dal rinfoltimento delle pecore, attualmente 260mila in tutta la regione, 60mila nel solo territorio del Parco nazionale Gran Sasso- Monti della Laga, 400 allevatori, a fronte di «mille stalle vuote e milioni di capi esistenti decenni fa».
Luigi Di Giosaffatte, direttore generale di Confindustria, ha posto l’accento sulla necessità sviluppare «il concetto di sostenibilità ambientale e non solo», che si traduce in «sostegno al territorio, alle imprese, all’economia locale».
L’idea nasce nel 2018 «quando», hanno spiegato Nicola Di Marcoberardino e Marco Camplone, rispettivamente presidente della sezione sistema Moda e Agroalimentare degli industriali, «nell’ambito delle azioni istituzionali, ci si è posti l’obiettivo di rispondere ad alcune domande: perché una filiera storicamente e culturalmente trainante come quella della pecora abruzzese perde competitività e si avvia al declino? Come ha potuto la lana trasformarsi da ricchezza a rifiuto da smaltire in discarica o sotterrato nei campi? Perché una pur fiorente industria agroalimentare trova più conveniente approvvigionarsi da allevamenti esteri invece che da quelli del territorio?
Una prima risposta è arrivata ieri: «Per ragioni di convenienza economica e di qualità del prodotto» hanno rivelato i promotori dell’iniziativa presenti ieri nella sala Orofino di via Raiale. Oltre a Confindustria, partner del progetto sono Marco Belisario, amministratore dell’omonima azienda di camicie su misura; Roberto Di Domenico, fondatore Spiedì, Raffaella Romano, director Brioni; Attilio Baldo, direttore commerciale fratelli Piacenza; Rita Annecchini, direttrice Pianeta Moda; Francesco Cortesi, direttore Ara Abruzzo; Rosetta Germano, presidente associazione Pecunia; Tommaso Navarra, presidente ente Parco.
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