Costantini: siamo diventati d’esempio a livello nazionale

Erika Alessandrini chiede di «recuperare gli ultimi cinque anni persi» dal referendum per l’istituzione della Nuova Pescara per «ridurre i costi della politica e migliorare i servizi per la...
Erika Alessandrini chiede di «recuperare gli ultimi cinque anni persi» dal referendum per l’istituzione della Nuova Pescara per «ridurre i costi della politica e migliorare i servizi per la cittadinanza». Marinella Sclocco, invece, punta ad allargare i confini sulle grandi partite come il miglioramento della qualità delle acque del fiume e del mare, i rifiuti e i trasporti andando oltre la fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore per riuscire a intercettare maggiori risorse europee. «La Nuova Pescara», precisa Carlo Costantini, considerato il padre del referendum della fusione, «è stata citata come un modello virtuoso sulle cronache economiche nazionali e come espressione della capacità di un territorio di dotarsi di un modello organizzativo nuovo, più efficiente e meno costoso. Noi siamo in competizione con Ancona e Bari ed è innegabile che una dimensione maggiore potrà darci più forza».
«Questo è stato un processo niente affatto lineare e molto contestato», è l’opinione di Stefano Civitarese, «ma noi vogliamo che Pescara diventi la città metropolitana del Medio-Adriatico, il cuore attrattivo di uno sviluppo che dia speranza ai giovani, con l’obiettivo di una grande realtà metropolitana Pescara-Chieti».
Gianni Teodoro, pur sottolineando che «la Grande Pescara si farà», rimarca come «ci saranno tantissimi problemi da risolvere con il rischio di riscrivere le regole principali a partire dal piano regolatore».
«Abbiamo una responsabilità enorme», ammonisce Teodoro, «la preoccupazione che ho è di non creare con Montesilvano e Spoltore quartieri dormitorio di 40mila e 20mila abitanti».
Parla di «riprendere i fili e riannodarli» Carlo Masci, con l’obiettivo «di arrivare nel 2022 o al massimo nel 2024 a una fusione operativa uniformando tutti i servizi perché saremo la 14esima città in Italia».
Si dice invece contrario Gianluca Baldini: «Non sono contrario alla modernità, ma i 200 milioni di euro promessi da mesi a Pescara con la fusione oggi sono diventati 2 milioni all’anno», dice, «una cifra insufficiente a gestire qualunque tipo di riorganizzazione. Inoltre, i cittadini dovranno pagare di tasca propria soldi per far fronte alla voltura delle utenze e al rifacimento di tutti i documenti in caso di nuove intitolazioni di strade dovute alle omonimie».
«Non credo che si possano realizzare municipi», sostiene Mirko Iacomelli, «perché sono previsti sopra ai 250mila abitanti, quindi noi non supereremo questa soglia». (y.g.)
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