Così l’Abruzzo accoglie gli afgani senza più terra

28 Agosto 2021

I racconti dal campo allestito ad Avezzano: 839 gli ospiti, altri 1.000 in arrivo Agenti di polizia regalano palloni ai bimbi. La Cri: raccolta fondi ma niente doni 

AVEZZANO. Il bucato steso al sole ad asciugare su stendibiancheria di fortuna. I più piccoli che giocano a pallone tra le tende bianche. Più in là, fuori da una struttura della Protezione civile, uomini e donne sono in fila per ricevere la prima dose del vaccino contro il Covid. Sono le scene che arrivano dal campo profughi allestito in tempi record all’Interpoto di Avezzano per offrire ospitalità e supporto alla popolazione in fuga dall’Afghanistan.
Qui hanno trascorso la prima notte 431 persone riuscite a fuggire dall’orrore dei talebani. La giornata è cominciata presto. Ieri, all’alba, sono arrivati altri 110 rifugiati afgani. Al sorgere del sole le donne hanno fatto il bucato quasi a volersi scrollare di dosso non solo la polvere, ma anche tutta la preoccupazione e la fatica per la fuga. Tra il bucato che sventola sulle reti metalliche che separano un campo dall’altro, i bambini giocano con una piccola palla di pezza recuperata chissà dove. Una scena che deve aver commosso e intenerito il cuore dei poliziotti impegnati nel servizio d’ordine proprio all’ingresso della struttura. Forse padri anche loro. Ed ecco che a un certo punto da una gazzella un agente tira fuori una grossa busta di plastica. Sopra c’è il nome di un negozio di giocattoli del centro di Avezzano. Il poliziotto si avvicina a quei bambini e tira fuori una decina di palloni da calcio, che sono come conigli che escono dal cilindro. Non ci sono parole adatte per descrivere i volti sorpresi e gli sguardi stupiti.
Come non ci sono parole per descrivere tutto l’orrore che si portano dentro. La paura di non riuscire a scappare, la stanchezza dei giorni di fuga, la tristezza per aver lasciato qualcuno indietro e la speranza per un nuovo inizio. Sensazioni che chi è al di qua del campo profughi può solo provare a immaginare. Ma ecco che a un certo punto, oltre i cancelli, si sente qualcuno accennare qualche parola in italiano. Sono i civili afgani che negli anni hanno collaborato con il contingente italiano nell’ambito della missione Isaf della Nato di supporto al governo dell’Afghanistan nella guerra contro i talebani e ad Al Qaida. E sono proprio loro, i collaboratori degli occidentali, a essere finiti per primi nel mirino dei terroristi. Si racconta che i talebani stiano andando casa per casa a cercare “i traditori” con in mano la “lista nera”.
Proprio mentre i volontari della Croce rossa e della Protezione civile stanno servendo il pranzo ecco che altri sei autobus della speranza varcano il cancello dell’Interporto. A bordo ci sono 219 disperati che qui hanno trovato un riparo sulla testa, un pasto caldo, una doccia e un forse pizzico di tranquillità. Poi altri 79 sono arrivati in serata.
Per loro è come un luogo che può rappresentare una casa, spiegano i volontari della grande macchina della solidarietà, perché questo è il punto di una nuova partenza. Il presidente della Croce rossa Abruzzo, Gabriele Perfetti, spiega anche l’importanza di giocare con i bimbi per tirare fuori ciò che li turba. Insomma un po’ come fece Roberto Benigni nel film “La vita è bella” quando inscenò un gioco con suo figlio per celare l’orrore in cui erano finiti.
L’Interporto di Avezzano potrà ospitare fino a 2mila profughi. Al momento ne sono arrivati 839.
Si tratta di un hub temporaneo di ristoro e smistamento per decongestionare l’aeroporto di Fiumicino, come sottolinea anche Pierfrancesco Dimilito del Dipartimento di protezione civile. Già domani, fanno sapere gli addetti ai lavori, inizieranno i primi trasferimenti in altri luoghi d’Italia. Le famiglie arrivate in Italia da poche ore o pochi giorni sono state sistemati nelle tende e qui dovranno osservare una quarantena di sette giorni.
Possono invece girare liberi uomini, donne e bambini che hanno terminato altrove il periodo di isolamento sanitario previsto. I profughi destinati ad Avezzano sono tutti negativi al test per il coronavirus. Un primo controllo sanitario avviene, infatti, all’aeroporto di Fiumicino dove chi scappa dall’Afghanistan viene sottoposto al tampone e a un primo screening sanitario annotato su una cartella clinica. I positivi al Covid vengono portati alla Cecchignola. Nello scalo romano avviene anche l’identificazione con fotosegnalazione.
Ieri mattina a sovrintendere l’aspetto sanitario sono arrivati i collaboratori del generale Francesco Figliuolo, commissario nazionale all’emergenza Covid. A disposizione degli infermieri anche tamponi. Mentre il servizio di ordine e sicurezza 24 ore al giorno di carabinieri e polizia è coordinato dalla questura.
La grande emergenza umanitaria è solo agli inizi. E l’Italia, come ricorda Ignazio Scintu di Croce rossa, può vantare tra i migliori sistemi di coordinamento: «Questo Paese ha un grande cuore e grande competenza nella gestione delle emergenze».
Croce rossa italiana ha attivato anche una raccolta fondi attraverso il sito Internet cri.it/emergenza-afghanistan. «Ringraziando per la grande solidarietà che la popolazione sta dimostrando», spiega il comitato di Avezzano, «invitiamo tutti a non recarsi nella nostra sede a via Corradini o all’Interporto con donazioni che non potranno essere accettate per motivi di sicurezza e protocolli di gestione del Covid».
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