Cure sanitarie fuori regione al 73% Il Ministero: «Situazione evitabile»

28 Aprile 2022

I consiglieri regionali di centrosinistra contestano le scelte e l’operato della giunta Marsilio: «Abbiamo speso oltre 100 milioni di euro in mobilità passiva solo negli ultimi tre mesi del 2020»

Migliaia di abruzzesi scelgono di farsi curare fuori regione. Il dato numerico sulla mobilità sanitaria passiva ammonta al 73,9 per cento, con un saldo negativo, tra mobilità attiva e passiva, di 100,839 milioni di euro nel IV trimestre del 2020. Numeri e cifre forniti dal centrosinistra, che fa il punto sulla gestione della sanità in Abruzzo. «In 38 mesi di governo», sottolineano i consiglieri della coalizione, «c'è stata zero programmazione. La nuova e durissima bocciatura del Tavolo ministeriale di monitoraggio della sanità conferma tutti gli allarmi lanciati in questi mesi».
CONTI IN TASCA
«L’Abruzzo rischia di rivivere una crisi che aveva superato, se la Regione non assumerà un ruolo attivo nella governance della sanità», affermano i consiglieri Silvio Paolucci, Dino Pepe, Antonio Blasioli, Pierpaolo Pietrucci, Americo Di Benedetto, Sandro Mariani e Marianna Scoccia, «il ministero reclama un programma operativo credibile che, a oggi, non esiste. Scelte che siano in linea non solo con quanto messo nero su bianco sulle bozze dei documenti basilari prodotti, e ancora attesi dagli organismi di controllo, ma che siano in linea con i bisogni di cura sentiti dagli abruzzesi, a maggior ragione dopo la fine dell’emergenza Covid, per evitare che vadano a farsi curare fuori come accade oggi».
«La sanità non governata», prosegue il centrosinistra, «ha prodotto un disavanzo strutturale di 107 milioni di euro per il solo 2021. Inoltre, l’Abruzzo è ancora senza il piano operativo e la programmazione della Rete ospedaliera e della Rete territoriale collegata alle risorse Pnrr, non ha ancora recepito le prescrizioni ministeriali, tanto che i tecnici chiedono la trasmissione della bozza di Programma operativo 2022-2024. Criticità non da poco, che rischiano di diventare insuperabili, nonostante le risorse disponibili».
RETE OSPEDALIERA
«Ci chiediamo perché dopo 38 mesi il centrodestra abbia semplicemente approvato una delibera di Giunta regionale che contiene intenti», rimarcano gli esponenti dei gruppi del Pd, Legnini Presidente, Abruzzo in Comune e Gruppo Misto, a fronte delle notizie contenute nel verbale dell’ultimo tavolo ministeriale di monitoraggio, «il costo sociale di questa situazione è elevatissimo, specie in termini di prestazioni non effettuate e un forte calo anche sul fronte della prevenzione. Sul fronte degli screening oncologici, ad esempio, si è passati dal 30,9 per cento di adesioni del 2018 per quello della cervice, 48,8 per il mammografico e 45,5 per quello colon-rettale, a numeri nettamente dimezzati: rispettivamente al 18,4, 25,3 e 18,8. Decine di migliaia le prestazioni sospese e da recuperare, fra queste tantissime riguardano la prevenzione».
ORGANICI
Anche i dati sull’arruolamento di personale sono preoccupanti, secondo il centrosinistra: i lavoratori assunti a tempo determinato passano dai 712 del 2019 ai 1.554 del 2020. Scendono quelli a tempo indeterminato, passati da 13.712 del 2019 ai 13.659 del 2020. Sono stati invece 1.391 i contratti cessati nel 2020 e 1.486 per il 2021. «Manca una strategia virtuosa, si spendono soldi e non si risolve il grosso problema della precarizzazione», dicono, «ma la voce più preoccupante riguarda l’ingente disavanzo di gestione dei conti della sanità: 107 milioni di euro non coerenti con il Piano di rientro, né con le risorse programmate. Tanto che alla Regione i tecnici tornano a chiedere la documentazione inerente le coperture e definiscono le azioni di intervento per determinare un recupero delle inefficienze del sistema, invitando l’Ente a ripianare le perdite».