D’Amico all’assessore: «Il calcolo smentisce i rincari dei biglietti»

Il leader dell’opposizione risponde con i dati a D’Annuntiis «Il 22,20% in più è irreale, quello vero non arriva al 5%»
L’AQUILA. «L’opposizione fa bene i conti», esclama Luciano D’Amico, leader del Patto per l’Abruzzo, che scrive all’assessore regionale ai Trasporti, Umberto D’Annuntiis, per dimostrargli, conti alla mano, che non c’era alcun motivo per aumentare le tariffe del Trasporto pubblico locale del 22,22%. Si badi bene, D’Amico non contesta aumenti superiori a questa soglia che, in realtà, come ha dimostrato alcuni giorni fa D’Annuntiis, non esistono, ma boccia in generale i rincari. E lo fa con la lettera e la tabella che pubblichiamo.
«Pregiatissimo assessore D’Annuntiis», esordisce il capo dell’opposizione in Regione, «mi rivolgo a Lei per condividere alcune riflessioni sul rilevante tema del Trasporto pubblico locale al solo fine di poter individuare le migliori soluzioni da offrire alle abruzzesi e agli abruzzesi. L’adeguamento delle tariffe al tasso dell’inflazione, determinato dalla Giunta regionale nella misura del 20,22% per il periodo che va dal 2016 ad oggi, pur previsto dalle disposizioni normative in materia, non sembra trovare giustificazioni sostanziali laddove si consideri che il tasso del 20,22% è il tasso medio di inflazione (Foi) determinato dall’Istat, che non ha riguardato nello specifico i prezzi dei principali fattori della produzione che tipicamente vengono sostenuti dalle aziende di Trasporto pubblico locale». Questa è la premessa su cui si sviluppa il resto della missiva.
«La Risoluzione presentata dall’opposizione in Consiglio regionale», prosegue D’Amico, «si basa sulla osservazione dell’andamento del costo del personale, che rappresenta mediamente oltre il 50% del totale dei costi, e del prezzo del gasolio, che presenta mediamente una incidenza sul totale dei costi superiore al 15%.
In tal senso, nella Risoluzione viene posto in evidenza come, facendo riferimento a Tua spa (la principale azienda di Tpl regionale che gestisce circa il 70% del servizio), il costo medio della singola unità di personale passa da 44.908 euro nel 2015 a 44.729 euro nel 2022; similmente, l’andamento del prezzo del gasolio vede l’attuale quotazione di 1.710,68 euro/1000 litri addirittura inferiore rispetto al picco toccato nel 2012 quando era pari a 1.719,95/1000 litri».
D’Amico, che è stato presidente Tua, nata proprio durante il suo mandato, elenca altri numeri e, da fine economista, fa comparazioni significative. Come quella tra il bilancio chiuso al 31.12.2015 (il primo della neo costituita società) e il bilancio chiuso al 31.12.2023 (l’ultimo disponibile), e deduce come sia possibile osservare «l’andamento dei prezzi/costo esterni - ossia i prezzi riferibili a fattori produttivi da acquisire sul mercato e oggetto di aumenti inflattivi, escludendo i costi derivanti da accantonamenti o ammortamenti di origine storica e di determinazione interna e soggettiva non collegati al tasso di inflazione – attraverso una ponderazione dei valori sui Km offerti, che negli anni considerati risultano riferiti alla gomma e al ferro secondo svariate tipologie, il cui peso relativo tuttavia resta sostanzialmente immutato».
Ne deriva la situazione seguente: «La Società ha operato poco meno di 37 milioni di chilometri nel 2015 e poco meno di 31 milioni di chilometri nel 2023, come ricordato, con una composizione sostanzialmente simile tra le diverse tipologie di trasporto. Dalla tabella (che pubblichiamo in alto, ndr) si può agevolmente osservare che nel 2015 per ogni chilometro operato l’incidenza dei costi per i fattori produttivi esterni è pari a 3,2372 euro per km, mentre nel 2023 aumenta fino a 3,3873 euro con un incremento del 4,64%».
Che è decisamente più basso dell’adeguamento del 20,22% applicato dalla Regione. «Partiamo, quindi, da questa riflessione per offrire ai nostri corregionali le migliori condizioni possibili di mobilità, ben sapendo che l’aumento deliberato dalla Giunta regionale se, da un lato, è conseguente all’applicazione di quanto prevede l’Autorità di Regolazione dei Trasporti, dall’altro, non è sostanzialmente corretto perché, come visto», conclude D’Amico, «l’indice Istat Foi non riflette l’andamento dei prezzi dei principali fattori produttivi utilizzati dalle aziende di Trasporto pubblico locale». In altre parole, i rincari dei biglietti dei bus, scattati dal 1° luglio scorso, potevano essere evitati dalla giunta Marsilio. (l.c.)

