Dal bracciante nordafricano al ristoratore egiziano: ecco il nuovo Abruzzo che lavora

La rilevazione di Infocamere: ci sono più imbianchini stranieri che italiani Le donne sono più istruite e guadagnano meno, molte sono colf o badanti
Rumeni, albanesi e moldavi nei mestieri artigiani legati all’edilizia. I polacchi nell’impiantistica, gli egiziani nella ristorazione. Dall'estremo Oriente, Cina e Giappone, le professioni legate al settore tessile. Sono i lavori dove la presenza di stranieri, in Abruzzo, è più marcata, secondo le ultime rilevazioni di Infocamere. In alcuni settori la componente straniera supera, addirittura, quella italiana: è il caso degli imbianchini, dove gli stranieri sono il 63,5% del totale degli occupati, i muratori con il 52,7%, i sarti 52,2% e i confezionisti 50,7%. Il 41,7% dei posatori è di origine straniera, come il 31,6% dei giardinieri, il 30,2% dei calzolai e il 24,2% dei serramentisti. C'è anche una percentuale di immigrati che, come rileva lo studio, arriva in Italia per fare l'operaio, ma finisce per diventare un piccolo imprenditore. E non mancano i braccianti agricoli, soprattutto marocchini, nella piana del Fucino. Diversa la situazione delle donne straniere.
RAPPORTO MINISTERO
Il XIII Rapporto annuale del ministero del Lavoro, che analizza gli stranieri sul mercato del lavoro in Italia, ha messo in evidenza come, nel 2022, gli occupati stranieri erano 2,4 milioni, il 10,3% del totale. Rispetto al 2021, l’incremento è stato del 2,4%. La crescita ha riguardato sia gli occupati italiani (+2,1%) che la componente non comunitaria (+7,8%). Tra gli stranieri con cittadinanza Ue, viceversa, si rileva un lieve calo (-0,3%). L’incidenza dei disoccupati è più elevata tra gli stranieri, sia con cittadinanza europea (11,9%) che extraeuropea (12%), rispetto alla componente con cittadinanza italiana (7,6%). Le disparità di genere appaiono evidenti: il tasso di disoccupazione tra le donne con cittadinanza europea è pari al 15,1%, circa 7 punti percentuali in più rispetto all’incidenza rilevata per gli uomini (8,2%). Tra i disoccupati non Ue, il divario è pari a 5,2 punti percentuali con le donne al 15,2% e gli uomini al 10%. Inoltre, poco più del 75% degli stranieri è impiegato con la qualifica di operaio. Appena l’1% degli occupati stranieri ha la qualifica di dirigente o quadro. La presenza di imprenditori stranieri si attesta all'1,7%, mentre risulta essere più consistente la quota di lavoratori in proprio (9,1%). Il 60,2% degli occupati non comunitari è in possesso di competenze formali superiori a quelle richieste per svolgere la mansione per la quale sono retribuiti. Il fenomeno della sovraqualificazione interessa circa il 42% degli stranieri Ue.
DONNE IMMIGRATE
Tra gli stranieri residenti in Abruzzo a fine 2021 le donne erano il 50,9%. Il loro tasso di occupazione, 45,4%, è in assoluto il più basso, rispetto agli occupati complessivi (58,2%), alle donne italiane (49,9%) e agli uomini stranieri (71,7%), dai quali sono distanziate di ben 26,3 punti percentuali. Una sottorappresentanza statistica, questa delle donne straniere nei dati sull’occupazione regolare, che rimanda anche a un loro più ampio coinvolgimento nel lavoro nero. Tra le lavoratrici regolari, infatti, quasi 9 su 10 sono occupate nei servizi (87,1%) e la metà si ripartisce in appena tre professioni: collaboratrici domestiche, addette alla cura della persona e impiegate nelle pulizie di uffici ed esercizi commerciali. Nonostante siano più istruite degli uomini, le immigrate hanno molte meno possibilità di trovare un lavoro coerente con i propri titoli: è, infatti, sovraistruito ben il 42,5% delle occupate straniere, contro il 25,0% dei lavoratori e il 32,8% degli stranieri in generale.
PAGATE MENO
Inoltre, le straniere sono più esposte al part-time involontario, che svolgono nel 30,6% dei casi ovvero in misura quasi tripla rispetto agli uomini stranieri (11,6%) e quasi doppia delle italiane (16,5%). Di riflesso, percepiscono una retribuzione media mensile di appena 897 euro al mese (-29% rispetto alle donne italiane e -27% rispetto agli uomini stranieri): una condizione che colloca la metà delle immigrate nel 20% più povero della popolazione.
«In particolare», secondo quanto rileva la Fnp Cisl dell'Aquila in collaborazione con il coordinamento politiche di genere, «il crescente inserimento occupazionale delle donne ha avuto, come contropartita, la diffusa delega alle straniere del lavoro domestico e di cura: un compito che continua a ricadere primariamente sulle donne e che, per le immigrate, si traduce in un accesso penalizzante al lavoro, che le confina in ruoli di accudimento e, al tempo stesso, sacrifica la loro dimensione familiare e affettiva».
Nel comparto domestico il 70% degli addetti è straniero e, tra questi, l’85% è una donna. La condizione di madre, soprattutto se lasciata sola nei compiti di cura e genitorialità, acuisce l’esclusione dal lavoro anche e soprattutto tra le immigrate, evidenziando una più forte collisione tra occupazione e impegno familiare: le madri straniere di 25-49 anni con figli in età prescolare hanno un tasso di occupazione del 46,4%, decisamente più basso di quelle senza figli (77,9%). Oltre al lavoro di cura le immigrate trovano occupazione soprattutto in agricoltura, nei servizi in uffici, alberghi e ristoranti e sono più esposte a lavoro nero: nel ramo domestico si stima che gli impieghi irregolari superino quelli con contratto.
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