Danilo Di Luca rinviato a giudizio L’accusa: bancarotta fraudolenta

9 Febbraio 2021

L’ex ciclista professionista dovrà comparire davanti al tribunale per il crac della Kyk srl di Spoltore Nel mirino la gestione della società di articoli sportivi che ha guidato fino al 2012 e fallita nel 2014

PESCARA. Finisce sotto processo per bancarotta fraudolenta il noto ex ciclista professionista Danilo Di Luca, quello che molti consideravano a suo tempo un astro nascente del ciclismo italiano, erede di Pantani, e che invece venne messo fuori gioco dal doping e poi radiato a vita dalla federazione ciclistaica italiana.
PROCESSO A MAGGIO Il giudice per l’udienza preliminare di Pescara, Elio Bongrazio, lo ha rinviato a giudizio e a maggio Di Luca dovrà essere giudicato dal collegio del tribunale di Pescara per rispondere di una serie di pesanti irregolarità che avrebbe compiuto insieme alla brasiliana Ionora Nascimento De Jesus, fino alla data del 2014, quando cioè il tribunale dichiarò il fallimento della sua società Kyk srl di Spoltore, attiva nel commercio al dettaglio e all'ingrosso di articoli sportivi.
IL CAPO DI IMPUTAZIONE Di quella società, Di Luca fu amministratore unico fino al 2012 per poi passare l'incarico alla coimputata. Avrebbero tenuto le scritture contabili in modo tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari, come scrive la procura nel capo di imputazione (fu il sostituto procuratore Silvia Santoro a istruire l'inchiesta).
Secondo l'accusa, per arrecare pregiudizio ai creditori, i due avrebbero ritardato anche il fallimento, «aggravando il dissesto societario, creando un grave squilibrio finanziario che andava ad aggiungersi, relativamente agli anni 2011 e 2013, all'evidente incapacità gestionale a generare redditività, così attuando una conclamata crisi economica con un passivo di 737mila euro a fronte di un patrimonio netto di euro 700mila euro».
I LAVORI IN VIA MARCO POLO Inoltre, i due avrebbero distratto, a loro vantaggio, «denari negli anni dal 2009 al 2011, destinandoli all'acquisto di beni e all'effettuazione di lavori e migliorìe nei locali di via Marco Polo a Pescara, per un valore complessivo di 218mila euro: locali avuti in locazione commerciale dalla società DA.VA sas di Di Luca Danilo C. di cui lo stesso Di Luca era amministratore.
Questo in forza di un contratto stipulato tra le due società, poi risolto a seguito del mancato consenso della Unicredit Leasing, proprietaria dei locali, a che gli stessi venissero dalla DA.VA sub-locati alla Kyk, così determinando una perdita secca di 218mila euro».
E fu la stessa banca a promuovere e ottenere la dichiarazione di fallimento della Kyk, per il mancato pagamento di 93mila euro.
LA DISTRAZIONE DEI BENI E ancora i due imputati avrebbero distratto dalla Kyk beni per circa 70mila euro.
A bloccare la brillante carriera ciclistica di Di Luca, fu la positività al doping rilevata in alcune circostanze che lo portò a essere squalificato tre volte nel giro di sei anni, fino ad arrivare alla radiazione a vita nel 2013. Professionista dal 1999 al 2013, Di Luca vinse ben 54 gare fra cui una Freccia Vallone, un'Amstel, una Liegi, un Giro di Lombardia e un Giro d'Italia nel 2007. Oggi ha un negozio in città.
Adesso, però, dovrà superare questo difficile ostacolo giudiziario e affrontare in tribunale un processo per bancarotta fraudolenta.
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