Dante resta in ospedale L’avvocato: sta vivendo una condizione di disagio

Il 23enne sul parapetto per due giorni sarà seguito dai servizi sociali Il legale: ma ora il ragazzo rischia una denuncia per procurato allarme
PESCARA. Dante, il 23enne salvato dai poliziotti venerdì mattina dopo 44 ore passate sul parapetto di un balcone al quinto piano di un palazzo in via Latina, è al momento ricoverato all’ospedale di Pescara. «Probabilmente dovrà essere seguito dai servizi territoriali di competenza all’esito di quanto emergerà, dopo gli accertamenti del caso», riferisce Sabrina Di Liso, l’avvocato che ha seguito il ragazzo per vicende personali. Di Liso è in contatto con il papà del 23enne, che si è reso disponibile a collaborare. Si tratta dell’unico parente stretto di Dante, visto che la madre è morta non molto tempo fa.
La lotta interiore del ragazzo, in questi giorni, si è placata grazie all’aiuto degli psicologi e della squadra dei negoziatori della polizia, diretta da Pierpaolo Varrasso. Il dialogo continuo e l’ascolto lo hanno aiutato a superare un momento difficile, evitando il peggio. Due notti intere passate al freddo, sul davanzale del balcone dell’appartamento in cui vive con il cane Axel e due gatti. Ha resistito da mercoledì, alle 14.30, fino a venerdì mattina, quando intorno alle 10, è stato portato giù per essere accompagnato dai sanitari del 118 in ospedale. È stato lui a scegliere di aprire la porta al medico capo della polizia Sara Cortese. L’ha guardata negli occhi e ha deciso di affidarsi alle mani di chi, per 44 ore, gli è stato vicino. Ora per il 23enne dovrà cominciare una nuova fase, perché inizierà, molto probabilmente, un percorso che lo aiuterà a superare il disagio, che lo ha portato a compiere un gesto eclatante.
La storia di Dante è finita anche su Agente Lisa, il profilo Facebook della polizia: «Auguri ragazzo e vedrai che questo brutto momento passerà e la vita tornerà a sorriderti», questo il messaggio della pagina.
La città ha assistito alla sua richiesta di aiuto, inevitabilmente. Dal primo pomeriggio di mercoledì la polizia locale ha messo in sicurezza la zona di piazza dello Spirito Santo, chiudendo al traffico sia via Latina che via Rieti. Dalle strade limitrofe lo sguardo curioso dei residenti e dei passanti. Per le forze dell’ordine, chiamate a gestire una situazione già delicata, la difficoltà nel mantenere la situazione sotto controllo. Un flash di troppo o altre fonti di disturbo avrebbero potuto peggiorare lo stato delle cose, provocando una reazione improvvisa da parte del ragazzo. Al lavoro, sul posto, anche i vigili del fuoco, che hanno montato un gonfiabile sotto al balcone e posizionato un’autoscala dall’altra parte.
Venerdì mattina, in conferenza stampa, il questore Carlo Solimene ha sottolineato «l’importanza del lavoro di squadra, che ha portato al risultato sperato, e la decisione di seguire la strada del dialogo, entrando nella dimensione psichica del ragazzo». I momenti più difficili sono stati affrontati, grazie al supporto di tutti gli attori coinvolti nella gestione dell'emergenza. Nessuna richiesta particolare da parte di Dante, nelle ore trascorse a parlare con i negoziatori, ma la necessità di essere capito. Inizialmente aveva minacciato di buttarsi e poi, pian piano, ha desistito. La caduta, a causa della stanchezza e delle condizioni atmosferiche non ottimali, sarebbe potuta essere anche accidentale.
Sabrina Di Liso, giunta sul posto giovedì per cercare di avere un quadro più chiaro della difficile situazione in cui si trovava il suo assistito, riferisce di aver notato «dei comportamenti anomali e di essersi attivata, fin da subito, per l’avvio di un percorso specifico per il ragazzo». «C’è il rischio che Dante possa finire a giudizio per procurato allarme», aggiunge il legale. «Bisognerà, però, accertare se il ragazzo al momento del gesto estremo era capace di intendere e di volere, visto che vive una condizione di disagio, così come appreso anche da chi gli è stato vicino negli ultimi giorni».

