Demolizione del Ferro di cavallo: arrivano 643 no al progetto Ater

11 Settembre 2022

Ecco le richieste di modifica presentate dai cittadini contro il piano di ricostruzione dell’edificio Gli uffici del Comune: «Sono tutte non accoglibili». Ma a decidere ora sarà il consiglio di mercoledì

PESCARA. È scontro sul progetto di demolizione e ricostruzione del palazzo di via Tavo, meglio conosciuto come Ferro di cavallo, presentato recentemente dall’Ater. Sono state presentate dai cittadini ben 643 osservazioni per modificare il piano. Osservazioni che ora verranno esaminate e discusse durante la seduta del consiglio comunale, convocata per mercoledì e giovedì prossimi.
Gli uffici del Comune le hanno definite tutte «non accoglibili», ma il numero così elevato fa capire che ci sono numerosi cittadini contrari all’iniziativa, così come prospettata dall’Ater.
il progetto «Oggi si compie un passo fondamentale per la crescita di questa città, impensabile fino a tre anni fa. Manteniamo il nostro impegno e abbattiamo il cancro di questa città, perché elimineremo quel gruppo metifico che c’è da circa 50 anni e che ci ha regalato purtroppo gli onori della peggiore cronaca possibile». Sono le parole pronunciate dal sindaco Carlo Masci l’11 maggio scorso, quando il consiglio comunale approvò la presa d’atto del progetto Ater e la variante urbanistica che permette di procedere alla demolizione dei 120 alloggi.
Il progetto Ater prevede, dopo l’abbattimento del palazzo, la ricostruzione di due edifici più piccoli con 56 appartamenti posti ortogonalmente alla direttrice di via Tavo, una piazza, arre verdi e spazi per i servizi ai piani terra. Si tratta di un intervento da 7,8 milioni di euro.
le osservazioni Sono in tutto 643 le osservazioni al progetto dell’Ater presentate dai cittadini. Vengono richiesti strutture culturali, negozi, supermercati, un parco pubblico e persino campi da padel e un maneggio con cavalli. Alcuni residenti chiedono, per questo, la modifica del Prg da destinazione d’uso residenziale a terziario. Una residente, S.C., chiede la realizzazione di un parco giochi e di un edificio da esibirsi a sede distaccata per i servizi comunali. M.C, invece, propone da 3 a 10 campi da padel e un impianto ippico di 800 metri quadrati. I.Z. avanza l’ipotesi di destinare un’area di 700 metri quadrati a una social house per le vittime di violenza. N.L. vorrebbe invece un museo del cinema con sala di proiezione. F.S ipotizza un centro studi di astronomia. In alternativa, c’è chi chiede campi da tennis, un campo da hockey, una piscina comunale, o una struttura comunale per i bambini di 2mila metri quadrati, oppure un centro sportivo invernale. Ma la richiesta più singolare è quella di una cittadina che propone, al posto delle abitazioni, una casa per appuntamenti e un sexy shop.
no del comune Gli uffici dell’ente, che hanno esaminato le osservazioni, hanno espresso parere negativo. «Tutte le osservazioni presentate», si legge nel documento di accompagnamento alle richieste di modifica, «sono da ritenersi non accoglibili poiché non in linea con i contenuti della variante e gli obiettivi di Prg, oltre che estranee alla tipologia di variante adottata, chiaramente funzionale alla realizzazione della specifica opera pubblica di competenza di altra amministrazione pubblica (Ater)». E ancora: «L’accoglimento di simili proposte comporterebbe una variante urbanistica di Prg di carattere generale e non puntuale. La condivisione delle richieste formulate richiederebbe studi e analisi di carattere territoriale e relative procedure di altra natura tecnico amministrativa differenti per complessità dal procedimento in itinere. Inoltre le 643 osservazioni non risultano essere formulate quali contributi collaborativi tesi al miglioramento o al rispetto della pianificazione sovraordinata di livello regionale». «E poi doveroso constatare», concludono gli uffici dell’ente, «l’irritualità delle osservazioni in quanto alcune sono state presentate da residenti del quartiere e come tali portatori di un interesse legittimo, ma molti sono frequentatori del quartiere, addirittura residenti altrove, anche fuori Pescara».
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