Deposito nazionale rifiuti nucleari L’Abruzzo non è tra le zone idonee

10 Settembre 2019

PESCARA . I territori situati in zona sismica 2, nei quali si possono verificare forti terremoti, saranno esclusi dalla “Cnapi”, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla...

PESCARA . I territori situati in zona sismica 2, nei quali si possono verificare forti terremoti, saranno esclusi dalla “Cnapi”, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.
Con questa decisione, resa nota dal sottosegretario al ministero dello sviluppo economico del primo governo Conte, Davide Crippa, l’Abruzzo tira un bel sospiro di sollievo, perché praticamente una bella fetta del territorio regionale viene di fatto esclusa dalle aree che, secondo i precedenti criteri, avrebbero potuto ospitare il deposito. Alla luce di questa decisione, considerata la natura “complessa” del territorio regionale, l’Abruzzo dovrebbe essere dunque fuori dalle regioni potenzialmente idonee. A stabilire perché sono i 28 criteri elaborati in precedenza dall’Ispra, ai quali si aggiunge ora anche la decisione dell’Isin (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione). Prima di approfondire quali sono questi criteri, due parole sul Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Si tratta di un’infrastruttura all’interno della quale saranno messi in sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti in Italia, sia quelli derivanti dallo smantellamento delle centrali e degli impianti nucleari, sia quelli che provengono da attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca. Incaricata di gestire la fase di “decommissioning” è la Sogin (società di Stato partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze), che dovrà anche realizzare il deposito per allinearsi alle direttive europee. L’Unione Europea prevede infatti che la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi avvenga nello Stato membro in cui sono stati generati. La maggior parte dei Paesi europei si è dotata o si sta dotando di depositi per mettere in sicurezza i propri rifiuti a bassa e media attività.
Facendo “l’inventario” delle aree a disposizione, restano dunque escluse le zone interne (classificate in zona sismica 1 e 1), le aree protette, quelle che ospitano insediamenti a rischio di incidente rilevante, le aree soggette ad alluvione, quelle a rischio idro-geologico, quelle a rischio vulcanico (l’Abruzzo non è tra queste), quelle che si trovano a un’altitudine superiore ai 700 metri sul livello del mare e quelle a livello del mare (per la possibilità di ingressioni marine), e comunque a una distanza non inferiore di 5 chilometri rispetto alla linea di costa. E ancora, le aree caratterizzate da versanti con pendenza media maggiore del 10%, quelle con fenomeni carsici in atto, quelle che siano a distanza inferiore a 1 km da autostrade e strade extraurbane principali e da linee ferroviarie fondamentali e complementari. Insomma, praticamente dell’Abruzzo non c’è rimasta alcuna area che non sia ricompresa in almeno uno dei 28 più uno criteri di esclusione. La Sogin, dopo aver fatto le opportune valutazioni, redigerà la Cnapi con le aree idonee, e poi partirà con i lavori di realizzazione. L’inizio è previsto per la fine del 2019, e il completamento per il 2025. Ma una volta che la carta sarà stata resa nota, certamente il territorio che si è aggiudicato il deposito non resterà in silenzio. (a.bag.)