Di Pietrantonio censurata in Rai Il Pd: «Operazione vergognosa»

Parte un’interrogazione parlamentare urgente del senatore Fina: «È più grave del caso Scurati» Il deputato europeo Ruotolo: «Entrata a gamba tesa di viale Mazzini, non si blocca un monologo»
Un testo sull'Abruzzo mai andato in onda. Un monologo prima richiesto, poi cancellato improvvisamente dalla Rai. Basta una “confidenza” della scrittrice Donatella di Pietrantonio, abruzzese doc, nel corso di una lunga intervista al direttore del Centro, Luca Telese – in cui si racconta e racconta la sua terra – a far scoppiare il caso con tanto di presentazione di un’interrogazione parlamentare del Pd. E sì, perché la Di Pietrantonio non è una qualunque: premio Strega 2024, premio Campiello 2017 e molto altro. «Mi avevano chiamato per un monologo sull'Abruzzo a “Che sarà”. Doveva andare in onda, era il sabato prima del voto per le regionali», ricorda Di Pietrantonio al Centro, «in un'intervista a La Repubblica, fra le altre cose, dico che voterò il candidato del Campo largo, Luciano D'Amico. Succede che dalla Rai chiamano la casa editrice, e dicono: siccome la Di Pietrantonio si è schierata, per la par condicio dobbiamo sospendere l'intervista. La cosa brutta è che non è mai andata in onda e non ho ancora capito perché, visto che sono passati sette mesi». Parole che hanno suscitato l'indignazione di Sandro Ruotolo, membro del Parlamento europeo, nome di spicco del giornalismo e della politica italiana. «Lascia basiti il comportamento della Rai, che ha censurato la vincitrice del Premio Strega 2024, la scrittrice Donatella Di Pietrantonio», afferma Ruotolo, «bloccando la messa in onda di un suo monologo sull'Abruzzo. È oltre la censura. I vertici di viale Mazzini entrano a gamba tesa nella libertà di esprimersi di una scrittrice che, nel monologo televisivo, di ben altro parlava. Non siamo nel medioevo, «ma siamo nell'epoca di Telemeloni, dove o la pensi come la presidente del Consiglio o, anche se sei un Premio Strega, non hai diritto di parola». E di "liste di proscrizione e censura" parla il senatore e tesoriere del Pd, Michele Fina: «Da un’intervista rilasciata a Luca Telese, neodirettore del quotidiano abruzzese il Centro, da Donatella Di Pietrantonio, una delle più importanti scrittrici italiane, le cui opere hanno avuto i più significativi riconoscimenti, dal premio Campiello al premio Strega, apprendiamo della gravissima opera di censura che sarebbe stata messa in atto dalla Rai nei suoi confronti», scrive Fina in una nota, «un episodio che, nella sostanza e nei modi, è indicativo di come sia ridotto il servizio pubblico in versione Telemeloni. Alla scrittrice era stato richiesto di scrivere un monologo sull’Abruzzo per il programma televisivo “Che sarà”, ma il lavoro, apprendiamo essere stato inspiegabilmente censurato e mai mandato in onda. Ciò sarebbe avvenuto non per i contenuti, ma perché su La Repubblica la scrittrice avrebbe dichiarato il suo voto per il candidato del centrosinistra D’Amico». Fina definisce quanto accaduto «un’operazione vergognosa, chiaramente comandata dalla politica. Talmente vergognosa che la Rai non avrebbe avuto nemmeno il coraggio di avvisare direttamente la scrittrice dell’impossibilità di mandare in onda il monologo, ma la sua casa editrice, usando come motivazione la par condicio. Naturalmente una scusa del tutto estranea ai contenuti del monologo. Una vicenda», prosegue il senatore, «inquietante e gravissima che ci rimanda a quanto fatto ad un altro grande scrittore, Antonio Scurati: in quel caso la censura era stata sui contenuti di un monologo sul fascismo, in questo caso evidentemente per un’intenzione di voto in un’elezione locale espressa in un’altra sede. Siamo alla censura con liste di proscrizione». Fina ha depositato un’interrogazione urgente. «Questo ennesimo episodio conferma la necessità inderogabile di una riforma profonda della Rai».
la nota della rai
La Direzione Rai Approfondimento, in una nota diramata da viale Mazzini, ha precisato che «non vi è stata alcuna censura» e che «la redazione di Che sarà e la conduttrice Serena Bortone decidevano autonomamente di non mandare in onda l'intervista. Questo perché violava quanto espressamente previsto dalle regole aziendali in materia di par condicio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

