Di Zio: i rifiuti vanno via la nostra scelta è obbligata

5 Marzo 2015

Intervista alla figlia del fondatore dell’azienda: una decisione dolorosa ma non possiamo tenere gli stessi lavoratori se l’immondizia finisce fuori Abruzzo

PESCARA. «Questa decisione non è stata indolore per noi: nelle nostre aziende non era mai stata avviata una procedura di mobilità e non è mai stato fatto uno sciopero. I dipendenti, anche se sono tanti, li conosciamo uno a uno e ci raccontano ancora i loro problemi. Per noi, non sono numeri ma una famiglia e questo ci fa ancora più male. Speriamo che tornino tempi migliori e di riassumerli». Valentina Di Zio, responsabile delle relazioni esterne della Deco e figlia del fondatore Rodolfo Di Zio, parla dei 30 esuberi come di «una scelta non voluta ma necessaria». Perché, adesso, i rifiuti vanno via dall’Abruzzo senza passare dall’impianto tmb di contrada Casoni a Chieti.

Trenta esuberi alla Deco, il colosso abruzzese dei rifiuti: come è possibile?

«Abbiamo avviato la procedura di mobilità ma gli esuberi non sono ancora stati fatti. Il piano di ridimensionamento si è reso necessario per la chiusura delle discariche di Colle Cese a Spoltore e Casoni a Chieti. Di conseguenza, c’è stata una consistente riduzione dei rifiuti indifferenziati da noi trattati. Inoltre, gli stessi rifiuti indifferenziati adesso sono trattati anche in altri impianti di emergenza fuori regione. La mole di lavoro si è ridotta e, di conseguenza, è necessaria una riduzione del personale. Abbiamo messo in atto tutto quanto in nostro potere per mantenere il livello occupazionale attuale ma la decisione non è più rinviabile. Abbiamo presentato ricorsi per il trattamento dei rifiuti in altri impianti, ma i tempi della giustizia sono diversi da quelli del lavoro. E adesso siamo arrivati al limite. Però, contiamo di poter tornare alle condizioni lavorative di oggi».

In 5 anni il settore dei rifiuti in Abruzzo è cambiato e nel mercato sono entrate nuove ditte e dall’indifferenziato si è passati alla raccolta differenziata: questo mutamento cosa ha comportato alla Deco?

«Abbiamo registrato una riduzione del volume di rifiuti da trattare prima e poi da portare in discarica. Il problema è che i rifiuti vanno a finire in altri impianti fuori regione mentre c’è un impianto locale. Il dato di fatto è questo. Oggi assistiamo a una logica conseguenza dello stato di cose. Però siamo disponibili a trovare un accordo con le maestranze».

Con la fine dell’Ecoemme, la Deco ha perso Montesilvano: quanto ha inciso sull’azienda non poter contare su questa città?

«Non è un comune che può cambiare le carte in tavola: è lo scenario regionale che ha creato una situazione difficile che si trascina da anni».

È possibile che i lavoratori in esubero dalla Deco siano riassorbiti nelle altre imprese del gruppo?

«No, le altre imprese sono già strutturate con i loro livelli occupazionali che sono già saturi».

Come definisce la posizione della Deco nel mercato abruzzese dei rifiuti?

«Era ed è una posizione dominante nel senso che il gruppo si è occupato a 360 gradi della raccolta e dello smaltimento, ma in questi anni il settore è cambiato con gli ingressi di nuovi operatori consentiti dalla logica del libero di mercato».

I nuovi operatori, però, hanno portato anche problemi prima sconosciuti: a Montesilvano, gli stipendi sono pagati in ritardo ed è stato appena indetto uno sciopero. Cosa ne pensa?

«Da noi non è mai accaduto uno sciopero. Non si può arrivare a non pagare gli stipendi ai dipendenti che hanno il sacrosanto diritto di percepirlo. Noi non vogliamo fare una cosa del genere e, per questo, abbiamo deciso per la procedura di mobilità. Non si possono far lavorare le persone senza stipendio e fa male sapere che, in giro, c’è gente che lavora ma sta passando le pene dell’inferno perché non viene pagata».

I fondatori della Deco, i fratelli Rodolfo ed Ettore Ferdinando Di Zio, come l’hanno presa?

«Già aver preso questa decisione non è stato indolore, anche se i fondatori hanno lo stomaco temprato a tanto altro. Siamo sicuri, però, che ci saranno tempi migliori». (p.l.)

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